A poco più di un mese dal 15 giugno, prima data utile per la presentazione delle domande relative al contributo a fondo perduto, l'Agenzia delle Entrate ha erogato oltre l'80% dell'importo disponibile.

Contributi a fondo perduto: erogato oltre l'80% del plafond

Ad oggi infatti sono stati pagati contributi a fondo perduto per 4,2 miliardi di euro, contro i 5 miliardi di euro stanziati dal decreto Rilancio approvato a maggio scorso.

L'obiettivo del Governo con questa misura è quello di far pervenire nel minor tempo possibile i soldi agli aventi diritto, ossia ai titolari di partita Iva che esercitano attività d’impresa e di lavoro autonomo, rispettivamente con ricavi e compensi fino a 5 milioni di euro, o che sono titolari di reddito agrario.

Manca meno di un mese al 13 agosto, termine ultimo per accedere al contributo a fondo perduto, con poche risorse rimanenti a disposizione, e intanto l'Agenzia delle Entrate ha avviato i controlli per verificare che i fondi richiesti stiano andando a finire nelle mani di coloro che hanno effettivamente diritto.

Contirbuti a fondo perduto: al via i controlli dell'Agenzia delle Entrate

In un primo momento ci sono solo dei controlli formali in base ai quali l'Agenzia delle Entrate verifica solo la corrispondenza di alcuni dati, quali ad esempio il codice fiscale del richiedente e l'Iban del conto corrente per verificare che quest'ultimo sia intestato al richiedente.

In una fase successiva all'erogazione dei contributi a fondo perduto, si stanno effettuando dei controlli lampo per stanare eventuali tentativi di frode, alcuni dei quali sono stati già scoperti.

Contributi a fondo perduto: chi è nel mirino dei controlli

Le verifiche dell'Agenzia delle Entrate si stanno focalizzando in particolare sulle partite Iva che sono rimaste inattive per anni e che ora hanno smesso di essere dormienti e hanno presentato la richiesta del contributo a fondo perduto.

A finire sotto la lente sono anche quelle imprese che negli ultimi anni non hanno presentato la dichiarazione dei redditi e che ora hanno fatto domanda per rivedere il beneficio previsto dal decreto Rilancio.   

L'attività di controllo è frutto di un'azione sinergica tra Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza, ricordando che sono previsti 8 anni di tempo per procedere alle verifiche di correttezza sui contributi a fondo perduto per poi passare ad una analisi in due tempi. 

Come detto sopra, un primo check-up è basato sulla correttezza dei dati e della richiesta di invio della domanda, mentre uno step successivi prevede controlli più accurati.

A giocare un ruolo chiave saranno le fatture elettroniche, visto che l'Agenzia delle Entrate andrà ad incrociare i dati fiscali delle stesse e dei corrispettivi telematici, di dati delle comunicazioni di liquidazione periodica Iva e di quelli delle dichiarazioni Iva. 

Contributi a fondo perduto: ecco quando scattano le manette

Molto salate le sanzioni, non solo amministrative ma anche penali, previste in caso di indebita percezione dei contributi a fondo perduto.

Particolarmente severi saranno i controlli antimafia, tanto che chi ha rilasciato una falsa autocertificazione antimafia, sarà punito con la pena della reclusione da 2 a 6 anni.

Nel caso in cui il contributo a fondo perduto sia in tutto o in parte non spettante, anche a seguito del mancato superamento della verifica antimafia, l’Agenzia delle Entrate recupera il contributo non spettante.

Contributi a fondo perduto: cosa si rischia per mancanza di requisiti

In pratica il richiedente che dovesse aver ricevuto illecitamente il contributo per mancanza di requisiti o dichiarazioni mendaci, dovrà risarcire coattivamente lo Stato.

Il richiedente dovrà restituire in primis la somma ricevuta e pagare inoltre una sanzione nella misura minima del 100% e massima del 200%, cui aggiungere gli interessi.

Nei casi di percezione del contributo in tutto o in parte non spettante, scatta la sanzione penale che prevede la reclusione da 6 mesi a 2 anni.



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