Norman Villamin, CIO Wealth Management di Union Bancaire Privée (UBP), spiega che nonostante le estreme misure di contenimento adottate in Cina dalla fine di gennaio, i significativi cluster di contagio emersi nelle ultime settimane suggeriscono che gli sforzi di Pechino e le azioni intraprese dai governi globali non sono state sufficienti a contenere l'infezione.

L'aumento del numero di cluster geografici e la prolungata interruzione dei viaggi aerei rappresentano una significativa minaccia per le supply chain globali e per l'attività economica che non è ancora stata prezzata dai mercati finanziari.

Sebbene avessimo previsto che gli Stati Uniti e i policymaker globali avessero a disposizione sufficienti strumenti per mitigare l'impatto di una temporanea pandemia localizzata in Cina, un'epidemia globale più prolungata metter alla prova gli strumenti politici e la volontà dei governi di tutto il mondo.

In effetti, la Federal Reserve, pur mantenendo probabilmente una politica monetaria accomodante come le altre banche centrali occidentali, potrebbe rimanere in disparte fino a quando lo shock di domanda proveniente dalla Cina non si sposterà verso le coste americane.

Attualmente, nonostante il calo dei mercati da metà febbraio, le condizioni finanziarie degli Stati Uniti e dell'area Euro non sono ancora paragonabili a quel contesto di irrigidimento che portò a tagli dei tassi e all'espansione dei bilanci alla fine del 2019. Analogamente, mentre gli spread creditizi statunitensi si sono ampliati dopo il loro restringimento di fine 2019, sono rimasti al di sotto di quei livelli che hanno contribuito a stimolare i tagli dei tassi di luglio e ottobre 2019.