Weiwen Han, Partner, Karen Harris, managing director di Macro Trends Group di Bain & Company e Thomas Luedi, Partner di Bain & Company spiegano che così come in tutto il mondo si cercano le risorse per contenere i costi del nuovo focolaio di Coronavirus, molte aziende stanno iniziando a valutarne gli effetti economici. È ancora presto, ma l'esperienza cinese degli ultimi 20 anni in termini di epidemie possono dare un'idea di cosa possa significare quest'ultimo focolaio per l’economia di Pechino.

Tra le epidemie del passato - influenza aviaria, influenza suina e SARS - solo la SARS del 2002-2003 sembra davvero paragonabile. Finora, sembra essere meno letale per i pazienti colpiti, con un tasso di mortalità del 2%-3% contro quello della SARS pari al 6,6%. Tuttavia, il Coronavirus sembra essere molto più contagioso: il numero di casi è già di otto volte superiore al numero di casi segnalati durante l’intero periodo di epidemia della SARS, e il numero di decessi ha superato quelli dovuti alla SARS.

L'impatto economico che ne deriverà sarà grave. Entrambe le epidemie hanno messo in atto misure di contenimento a livello nazionale, ma questa volta il governo cinese ha agito più velocemente e con misure di gran lunga più severe: quarantena diffusa, cancellazione di festività nazionali, restrizioni sui viaggi e controlli sui trasporti.

In termini finanziari, la differenza maggiore tra l’epidemia in corso e la SARS è la dimensione dell’economia cinese, che nel 2003 ammontava a 13,74 trilioni di yuan (RMB). La SARS ha ridotto il PIL della Cina di quasi l'1% (o circa 100 miliardi di RMB). Nel 2003, tuttavia, la Cina rappresentava solo il 4% del PIL globale. Con quasi 100 trilioni di RMB oggi, l'economia cinese è sette volte più grande, costituisce più del 16% del PIL globale e svolge un ruolo di importanza critica in molte supply chain globali.