L'ottimismo che Fabrice Jacob, CEO di JK Capital Management, affiliata di La Française, aveva mostrato appena poche settimane fa, a inizio anno, è già stato messo seriamente in discussione dal nuovo coronavirus che si è diffuso dalla città cinese di Wuhan a partire dagli ultimi giorni di dicembre. Avendo vissuto l’epidemia della SARS del 2002/2003 proprio nell’epicentro del contagio (nda, Hong Kong), Fabrice Jacob ricorda vividamente la situazione sul territorio, le misure adottate allora nella gestione dei portafogli e quello che successe una volta che la crisi si esaurì. Purtroppo non è del tutto appropriato tracciare un parallelo fra la situazione di allora e quella odierna.

A partire dal virus stesso, che oggi sembra diffondersi molto più rapidamente di quello della SARS ma pare anche molto meno letale (tasso di fatalità del 2,2% contro il 9,6%), sebbene entrambi appartengano alla medesima famiglia di virus. I casi di morte si sono verificati quasi interamente nella provincia di Hubei. Fino ad ora vi sono stati solo otto morti fuori dalla provincia di Hubei, e solo uno fuori dalla Cina. Molti pazienti sono già stati curati e dimessi.

Vi sono inoltre altre differenze che vale la pena di sottolineare: 17 anni fa i cinesi viaggiavano molto di meno all’interno del Paese, per non parlare dei viaggi all’estero. Non vi erano social media e la connessione internet poco diffusa. Le informazioni viaggiavano lentamente. Oggi è l’opposto.

Nel 2003 il governo cinese si rifiutò di affrontare la realtà e tentò di nascondere la gravità della situazione il più a lungo possibile. Oggi invece vuole mostrare al mondo la propria proattività nel gestire la crisi con energia. La decisione di bloccare 56 milioni di persone, impedendo a chiunque di entrare o uscire dalla provincia, non può non impressionare: questa misura, tra l’altro, spiega il perché al di fuori dell’Hubei siano morte così poche persone. All’estero sembra che fra governi e aziende sia una sorta di gara a chi fa di più per mostrare al mondo il proprio impegno nell’adozione di misure per riportare a casa i propri cittadini o i propri dipendenti per prevenire il contagio – e questo anche se tali misure possano in seguito essere giudicate eccessive. Ovviamente i media amano queste misure, poiché consentono una buona dose di sensazionalismo che può solo alimentare un senso di isteria che, a sua volta, filtra nei mercati finanziari.