Il nuovo coronavirus cinese esploso nella città di Wuhan negli ultimi giorni ha registrato un caso conclamato in Germania, ha portato a 106 le sue vittime accertate e a oltre 4000 i contagi secondo diversi organi di stampa internazionali il 28 gennaio 2020. Già il 24 gennaio erano tre i casi confermati in Francia e sarebbero 5 i casi negli Stati Uniti dai quali il presidente Donald Trump ha inviato la proposta di aiuti ed esperti al presidente Xi Jinping alle prese con un cordone sanitario posto intorno alla città di 11,4 milioni di abitanti di Wuhan e con la realizzazione a marce forzate di nuovi ospedali necessari per la cura delle migliaia di casi di contagio. Il tutto in concomitanza del capodanno cinese che tradizionalmente sposta milioni di persone all’interno e all’estero e dopo che è stata accertata la trasmissione aerea del virus (anche se la sua persistenza fuori dal vettore, per esempio su un tavolo, non durerebbe più di mezz’ora, escludendo dunque il contagio tramite le merci cinesi d’importazione per esempio). Il 27 gennaio il report sul nuovo coronavirus, denominato in sigla 2019-nCov, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS O WHO) giudicava grave la situazione ma non tanto ancora da far scattare la PHEIC (Public Health Emergency of International Concern), che imporrebbe dure restrizioni.

I mercati hanno accolto la notizia della nuova epidemia con forte preoccupazione, se non allarme, registrando forti vendite soprattutto sui mercati azionari e una crescita dell’avversione al rischio. Il lunedì 27 gennaio ha visto l’European STOXX 600 perdere un corposo 1,5%. Particolarmente colpiti i prezzi del greggio che scontavano il crescente timore di un prevedibile calo della domanda cinese, sempre più rilevante nel mix globale: Brent e WTI sono arrivati a perdere oltre 3 punti percentuali.