Isabelle Carpentier, gestore azionario internazionale di Edmond de Rothschild Asset Management, spiega che la diffusione del virus in Cina ha messo sotto pressione il settore del lusso, colpito oggi dal coronavirus come dalla SARS nel 2003. Tuttavia le differenze non mancano:

NEL 2003

La SARS provocò un calo del turismo sia in Asia che a livello globale impattando negativamente sulle vendite delle aziende del lusso nel secondo trimestre del 2003 - spiega Isabelle Carpentier -. Le vendite calarono di circa il 20% in Asia e del 10% in Europa. LVMH, Hermès, Kering e Richemont, che all'epoca rappresentavano i maggiori player del mercato di settore, registrarono un calo medio delle vendite del 4% nel corso del trimestre, con una flessione media del 17% in Asia e del 12% in Europa. Le vendite di LVMH crollarono del 32% mentre quelle di Hermès rimasero stabili. Un movimento di ripresa iniziò nel terzo trimestre del 2003 proseguendo nel quarto, portando di fatto a concludere l'anno in territorio positivo.

I consumatori cinesi contavano per l'8% delle vendite di beni di lusso e iniziarono ad acquistare al di fuori dei confini cinesi, soprattutto durante i viaggi in Europa e negli Stati Uniti.

OGGI

La spesa asiatica destinata ai beni di lusso è aumentata notevolmente e rappresenta ad oggi il 55% delle vendite. Oggi il 35% dei consumatori è cinese, il 10% giapponese e gli altri Paesi asiatici nel complesso rappresentano un altro 10%.

Queste popolazioni acquistano ora su base locale, poiché la maggior parte dei marchi di lusso hanno creato dei propri flagship store in Asia. Sono cresciute anche le vendite online che possono ora rappresentare una nuova possibilità di acquisto per le persone che sono in quarantena.