Lo yuan ha iniziato l'ultima seduta dell'ottava con un balzo dello 0,50% nei confronti del dollaro Usa. Il rafforzamento della valuta di Pechino non sembra fermarsi anche grazie a complessivamente positivi segnali macroeconomici (il Pil della Cina ha segnato una ripresa del 4,9% annuo nel terzo trimestre), che nascono da una gestione dell'epidemia di coronavirus ben diversa rispetto a quella delle potenze occidentali. Nei tre mesi allo scorso 30 settembre lo yuan aveva registrato una crescita del 3,7% sul biglietto verde (migliore performance da inizio 2008) e c'è chi scommette sul fatto che la sua corsa sia tutt'altro che finita. "Le stelle si stanno davvero allineando per un ulteriore rafforzamento", ha dichiarato alla Cnbc Dominic Schnider, responsabile di materie prime e forex in Asia-Pacific per Ubs Global Wealth Management. L'istituto elvetico ha un target di breve periodo di 6,60 per lo yuan sul dollaro (attualmente la divisa scambia intorno a quota 6,70) e secondo Schinder sono tre i fattori che verosimilmente supporteranno il rafforzamento della valuta cinese: crescita economica, bilancia dei pagamenti e flussi.

La moneta di Pechino si rafforza grazie a ripresa già concreta

La ripresa dalla crisi del Covid-19 in Cina è già concreta, molto più traballante in Occidente. "Usa ed Europa stanno crescendo in una prospettiva trimestre su trimestre ma sono in ritardo rispetto alla Cina di un ampio margine", sottolinea Schnider. Mercoledì Washington ha diffuso con trionfalismo il dato preliminare relativo al Pil Usa del terzo trimestre, rimbalzato del 33,1% su base sequenziale. Ripresa che arriva dopo due trimestri consecutivi di contrazione però e soprattutto dopo il crollo del 31,4% del secondo trimestre. Una ripresa a due velocità che secondo Schnider "parla a favore" degli investimenti diretti esteri e delle attività di rischio in Cina, come il mercato azionario ma anche come lo yuan.

Spinta anche da bilancia partite correnti e obbligazionario

In seconda battuta, secondo quanto riportato dalla Cnbc, il surplus delle partite correnti della Cina potrebbe aumentare fino a quasi il 2,8% del Pil nel 2020 rispetto all'1% del 2019. "Un crescente surplus delle partite correnti, grazie a esportazioni più forti e a un minore deficit della bilancia dei servizi, tende a favorire una valuta più forte nei trimestri a venire", spiega Schnider che invece, in tema di flussi, vede due approcci. L'inclusione dei titoli di Stato cinesi nei benchmark obbligazionari globali dovrebbe portare flussi compresi tra 100 e 150 miliardi di dollari nei prossimi 12-18 mesi, secondo Schnider. E Pechino continua a crescere nel comparto anche grazie all'allentamento delle rigide regole da parte dello Stato. In settembre la Cina era stata inserita nel Ftse World Government Bond e in quell'occasione MarketWatch notava come i bond dell'ex Celeste Impero rappresentino il 5,3% del Bloomberg Global Aggregate Bond Index e il 9,4% dell'indice obbligazionario di Jp Morgan per i mercati emergenti. "Inoltre la Cina ha una strategia di carry trade solida rispetto agli Stati Uniti", ha aggiunto Schnider, riferendosi alla realizzazione di un profitto sulla differenza tra l'interesse pagato e l'interesse guadagnato, prendendo in prestito in una valuta a basso rendimento (come il dollaro Usa) per finanziare investimenti in attività ad alto rendimento altrove. E nessuno dei Paesi del G10 offre attualmente un rendimento interessante come la Cina.

(Raffaele Rovati)