Gli analisti di DWS spiegano che le notizie sulla morte dell’economia UK potrebbero rivelarsi molto esagerate. Ma la Brexit ha avuto delle conseguenze, come mostra il "grafico della settimana".

L'altro giorno, l'editorialista del New York Times Thomas L. Friedman ha commentato che il Regno Unito è un paese che è determinato a commettere un suicidio economico ma non riesce nemmeno a essere d'accordo su come uccidersi. Bene, anche se dolorosamente lento, il processo decisionale a Londra sembra stia arrivando alle condizioni e pare stia aumentando la probabilità che il dramma Brexit possa avere una fine pragmatica. Quindi, potrebbe osservare Mark Twain, le notizie sulla morte dell’economia del Regno Unito potrebbero rivelarsi molto esagerate.

Gli analisti di DWS spiegano che l’assenza di sofferenze economiche finora potrebbe aiutare a spiegare il complicato percorso per arrivare ad un risultato ragionevole. In effetti, l'economia del Regno Unito continua a presentare tassi di disoccupazione piuttosto bassi. Secondo Eurostat, solo il 3,8% della forza lavoro britannica è senza lavoro. Utilizzando lo stesso parametro, in Europa stanno meglio solo la Germania e i Paesi Bassi. Per la Francia, il dato è all’8,8%, due volte il livello del Regno Unito, mentre Spagna e Italia registrano numeri a due cifre. Con il senno di poi, le previsioni apocalittiche di un crollo del Regno Unito dopo l’esito del voto del referendum nel giugno 2016 si sono rivelate sbagliate. Allora, possiamo essere tentati di chiederci, dove sono le sofferenze?

Gli analisti di DWS spiegano che uno sguardo alla spesa per gli investimenti, tuttavia, rivela una evoluzione preoccupante. Dopo il referendum, gli investimenti fissi lordi UK sono quasi flat, come mostra il "grafico della settimana". Rispetto a Germania, Francia Italia, il Regno Unito è sceso dall'alto al basso. Al netto dell'inflazione, gli investimenti UK in impianti e macchinari sono diminuiti a un tasso annualizzato del 5,4% dal referendum, rispetto al precedente tasso di crescita del 7%. Nel frattempo altri paesi europei continuano ad accelerare, nel caso dell’Italia recuperando il calo registrato durante la crisi.