Chiusura pesante a Wall Street (-3.07%), e performance aggregata che, in 2 sedute, totalizza quasi un -5%. Colpa del petrolio, che anche ieri ha prodotto eccessi di volatilità, contagiando l'intera curva dei contratti sul WTI, il Brent Europeo (-24%) e in generale il mondo delle commodities. Il collasso del front contract ha seminato il panico tra i gestori di ETF dedicati, che ora stanno spostandosi  su tutte le scadenze futures, per evitare che il collasso estemporaneo di quella più prossima crei volatilità ingiustificata. Il risultato è che è impossibile capire su che scadenza investono e i track record rispetto al sottostante rischiano di esplodere. Not good.

A parte ciò, il crash ha prodotto un inconcludente meeting OPEC (non è che nel breve ci sia molto da fare) e l'intervento di Trump, che ha dichiarato che "non abbandonerà il "grande settore Oil &Gas USA" al proprio destino, e ha dato mandato al Segretario all'Energia di predisporre un piano di aiuti che assicuri il mantenimento dell'occupazione. Questo mentre ieri il Senato ha dato il via libera al novo pacchetto da 470 bln per gli small business, gli ospedali e per finanziare i tests. Considerando il peso del Texas, patria della shale industry, per la rielezione di trump, mi chiedo se in assenza delle Presidenziali tra 6 mesi il Presidente sarebbe così munifico.

Intanto, sta procedendo l'earning season. E' presto per fare i conti, ma Bloomberg riporta un calo del 22% per il 20% di aziende che ha riportato finora, e ieri sera Coca Cola ha battuto le stime, ma ha annullato la guidance e riportato un calo del 25% del fatturato da inizio aprile.

Il crollo delle aspettative sugli utili dell'S&P 500 nel 2020 e il contestuale rimbalzo dell'azionario hanno causato la curiosa circostanza che i multipli dell'indice, calcolati sugli utili attesi, hanno superato i livelli già gonfiati di fine 2019, superando di un bel pezzo quota 20 volte le stime.

E' evidente che questi livelli risultano giustificati solo se uno si attende un rimbalzo che recuperi, nel 2021, in larghissima parte il calo del 2020. Una presunzione non indifferente, tanto più che anche il calo del 20% dal 2019 (26/27% dalle stime di inizio 2020) per ora fattorizzato potrebbe dimostrarsi ancora otimistico.

Sul fronte contagi, il consueto reporting di Deutsche Bank evidenzia un nuovo aumento della crescita percentuale, tornata al 3.5% dal 3% di lunedì e il 2.2% di domenica. Promotori del rialzo gli USA, il Giappone e un po' di emergenti. Singapore continua ad essere su crescite elevate. DB, nella nota accompagnatoria ha osservato che im Europa Spagna e Italia sono ormai su livelli di crescita stabilmente bassi, ma non riescono ad arrivare a livelli "cinesi", ovvero sostanzialmente di stabilità. Sembra un segnale che nei paesi occidentali ottenere crescita zero può risultare più difficoltoso (oppure i Cinesi barano, aggiungo io).

Discreto rimbalzo anche del numero di vittime ( da +3.1% a +4.2%), ancora favorito da USA, UK, e emergenti.

Nulla di troppo preoccupante al momento, mai tratta di trend da monitorare bene, ora che si comincia seriamente a parlare di fase 2 e riaperture varie.

La seduta asiatica ha avuto un tono migliore di quanto ci si potesse aspettare, vista la performance di Wall Street, e la debolezza del petrolio, che è partito in calo anche stamattina, con contratto scadenza giugno in area 10$. A fine seduta, solo Tokyo ha mostrato perdite. Secondo alcuni report il Governo giapponese starebbe ponderando se prorogare lo stato di emergenza oltre il 6 Maggio.

L'apertura europea ha visto gli indici partire con progressi, dopo il tonfo di ieri. Non senza oscillazioni, il sentiment ha continuato a recuperare in mattinata, grazie anche al fatto che il Petrolio ha invertito la marcia, e accumulato guadagni che, in un altro momento, sarebbero sembrati spettacolari, ma che di fatto ritracciano parte della debolezza di ieri.

Sul fronte tassi, si è partiti con una certa circospezione, con la Spagna di scena con il suo 10 anni emesso tramite sindacato di collocamento.Diversamente da quella italiana di ieri, l'emissione era su una sola tranche, ma il copione di ieri è stato ricalcato: lancio, book costruito grazie ad una concessione generosa rispetto ai prezzi del secondario, e size superiore alle attese (15 bln) la cui divulgazione ha causato una scivolata del future sul BTP, visto che quello sui bonds spagnoli non è liquido e non è in grado di assorbire più di qualche lotto. Così, a metà giornata, nonostante il sentiment tendenzialmente costruttivo, la carta italiana si è trovata ancora con rendimenti in significativo rialzo, e non troppo distanti da quelli dello spike di Marzo, che avevano prodotto l'intervento dell'ECB.

Da li, almeno per i BTP, è iniziata una certa riscossa. Al di la del discorso dei livelli, che meritano l'attenzione della banca Centrale, che però al momento sta già comprando, un paio di sviluppi hanno alimentato un po' di ottimismo sul Summit di domani pomeriggio.

  1. Sui media internazionali ha trovato risalto il discorso di Conte ieri, in cui il Premier ha detto che non ha intenzione di respingere a priori i soldi dell'ESM prima di aver valutato le condizioni, e che non vuole opporre un veto per non impedire alle altre nazioni di utilizzarlo.
  2. Bloomberg ha riportato di aver visionato la bozza di un piano che la Commissione Europea ha intenzione di presentare domani al Summit. La bozza riprende le indiscrezioni di questi giorni e illustra un piano da complessivi 2 trilioni di €, dei quali 300 bln sarebbero costituiti da un "recovery Fund" finanziato nell'ambito del budget EU con 320 bln di nuovo debito in capo alla Commissione. Non è chiaro come si arriverebbe alla somma di 2 trilioni (forse con l'effetto leva sulle garanzie EIB.

Queste news hanno ravvivato un po' le speranze che domani si addivenga a qualcosa, visto che nelle ultime 48 ore il consenso si stava rassegnando al fatto che sul fronte condivisione del debito si sarebbe andati verso un altro rinvio. L'impressione è che il muro contro muro disettimane fa possa trasformarsi in un "do ut des" in cui il Nord Europa accetta un minimo di mutualizzazione e il Sud l'utilizzo del ESM con condizionalità addolcita.

Vedremo: ormai manca poco.

Comunque sia il la carta italiana ha continuato a riprendersi in giornata, fino ad assicurarsi lì'invidiabile posizione di unico emittente a mostrare rendimenti in calo oggi, tra i paesi del G7.

Tra rimbalzo dell'oil, ottimismo dell'ultim'ora su Summit EU e spread, le condizioni per un recupero del sentiment, dopo 2 giorni pesanti, c'erano. E così nel pomeriggio il recupero si è consolidato, Wall Street è partita in rialzo e la seduta europea si chiude con progressi apprezzabili. L'oceano di emissioni e il buon sentiment hanno imposto rialzi ai rendimenti (con la citata eccezione dell'Italia) ma il $ ha mantenuto botta. Nuovamente in spolvero l'oro, con tutte queste iniezioni di liquidità.

Wall Street ha ulteriormente accelerato, con l'S&P che guadagna oltre il 2% e i soliti sospetti sugli scudi (Nasdaq e FANG +3%). Col petrolio a +20% e dopo un -5% in 2 sedute non deve sorprendere più di tanto.

Ad allietarci l'attesa dell'outcome del Summit EU, domani mattina c'è la pubblicazione dei PMI flash manifatturiero, servizi e composite di Aprile, in Giappone, EU, Francia, Germania, UK e US. Si tratta dei primi report il cui periodo di raccolta è interamente avvenuto (per EU e US) durante il lockdown. Per dare un idea delle stime, in Eurozone il valore più alto è atteso per il manifatturiero tedesco, a 39 e e il più basso è assegnato ai Servizi Eurozone con un 22.8 che sconta un disastro in Italia e Spagna, visto che le attese in Francia e Germania sono rispettivamente 24.5 e 28. Dovrebbe essere difficile sorprendere al ribasso, ma ricordo che sui servizi l'italia a Marzo ha staccato 17.4.