E’ sempre più raro vedere le previsioni fatte nel trimestre precedente essere successivamente confermate nel trimestre successivo, tanto che a volte viene da pensare quale sia l’utilità di stime puntualmente smentite. 

FMI e Usa

Questa volta si tratta del Fondo Monetario Internazionale che ha rivisto al ribasso le stime globali di crescita per quest’anno, chiuse al 3,3% contro il precedente 3,5% di aprile a causa - udite udite - degli Usa, mentre invece si prevede (sempre che poi venga confermato) un 3,8% per il 2016, come già detto sempre ad aprile. No è dunque la Grecia, il cui apporto all’economia mondiale è inferiore allo 0,5% ma che sta tenendo con il fiato sospeso praticamente mezzo mondo, non la Cina la cui crescita nel giro di sette anni si è praticamente dimezzata, e che invece stranamente non sta facendo spaventare più di tanto l’opinione pubblica, ad aver deluso Christine Lagarde sono proprio gli Usa, la nazione la cui capitale, Washington ospita anche la sede del FMI stesso. Numeri alla mano ci si ferma a un 2,5% contro il precedente 3,1%. 

Nel World Economic Outlook si guarda anche al petrolio e al suo rialzo delle quotazioni che hanno superato le attese (altri pronostici smentiti, quindi), segno, secondo quanto dichiarato dal FMI che la produzione Usa rallenterà (altra previsione che potrebbe essere rivista già nelle prossime settimane?) e il prezzo del greggio potrebbe aumentare già dal 2016 mentre sono state confermate le stime per una quotazione media a 59 dollari a barile per il 2015.

Gli emergenti

Occhio particolare sugli emergenti che a quanto pare continuano a rallentare e in maniera piuttosto cospicua visto che da un 5% del 2013 adesso nel migliore dei casi potranno sperare in un 4,2% del 2015, un calo motivato anche dal rallentamento della Cina, potenza energivora per eccellenza la cui domanda era in grado, in passato di sostenere intere economie nazionali e che oggi, sempre come puntualizzato nel report del FMI, deve combattere anche con il ribasso della borsa di Shanghai. Finale di partita: per Pechino si prevede un 6,8% per quest’anno e un 6,3% di crescita per il 2016.