Seduta di gloria ieri sera per Wall Street, con l'S&P 500 su del 4.2%, e il Nasdaq 100 del 4.1%.

Tra i  motivi indicati per tanta grazia, un "second  thought" sull'efficacia del taglio dei tassi FED (che ci stà,  anche sulla base dello  studio mostrato ieri), il vertiginoso aumento delle probabilità di Biden di vincere la candidatura (mah, secondo me erano pochi a pensare che Sanders potesse battere Trump),  e,  in ultimo, l'approvazione alla Camera US di un pacchetto fiscale da 7.8 bln $ per contrastare gli effetti del  Coronavirus (l'approvazione al  Senato, scontata, dovrebbe avvenire in serata).

In verità, si tratta di meri catalyst, in grado di esaltare un rimbalzo tipico di una fase di volatilità  estrema come quella attuale. Non a caso questa settimana per ora abbiamo avuto 2 sedute da +4% e oltre, una da quasi -3%, e quella di oggi sembra destinata a mangiarsi una buona parte del rialzo di ieri. Si tratta di price action non certo tipiche di fasi rialziste,  come ha osservato Cameron Crise di Bloomberg. Delle 16 occasioni in cui l'S&P ha segnato due sedute positive di oltre il 45 intervallate da una negativa, 12 sono state negli anni '30, 1 nel '74, una nel 2008 e gli ultimi 2 nel Marzo 2009 e Agosto  2011. Solo quello del 2009 ha anticipato un forte rialzo.

Stanotte, il sentiment ha preso comunque a ripiegare, complice un newsflow sull'epidemia in miglioramento in Cina, ma in peggioramento altrove. Il  Giappone ha mostrato un forte rialzo di casi, e ha deliberato la quarantena per per i viaggiatori provenienti da Cina e Sud Corea. Il Governatore della California Newsom ha fatto dichiarare lo stato di emergenza. Parecchio risalto  hanno trovato,  sui media internazionali, le misure varate dal Governo Italiano, e le  dichiarazioni di Conte sul fatto che il  sistema sanitario potrebbe essere messo sotto pressione. Una compagnia aerea (Flybe) è fallita e numerosi altri leader hanno dichiarato che l'impatto del Virus sarà  superiore alle attese iniziali. Si potrebbe continuare per pagine.