Il fantasma della Germania aleggia sull'Europa. La crisi Deutsche Bank ha messo in risalto le fragilità di un sistema bancario che in tutto il Vecchio Continente è nevralgico per la struttura dell'economia essendo appunto le banche il punto di snodo del credito.

Il paradosso tedesco

Ma il paradosso sta nel fatto che la tempesta Deutsche impatta molto relativamente sulla borsa tedesca. Il motivo? Semplicemente perché il peso della presenza del colosso teutonico sul Dax è minimo: non va oltre il 2%, una soglia che, se sommata a quella dell'altro grande malato, Commerzbank resta comunque inferiore all'oltre 24% del Ftse Mib che più di una volta ha dovuto scontare il fatto di essere bancocentrico. Anche per questo motivo dagli esperti di Kepler Cheuvreux arriva un pronostico che, apparentemente, poteva prendere di sorpresa: il Dax è destinato a salire. Anche qui, per rispondere, è necessario considerare la composizione del listino di riferimento: a padroneggiare la scena sono le grandi industrie quotate, le stesse che, invece, hanno un mercato internazionale e che non temono gli alti e bassi dell'economia europea così come, invece, apprezzano il rialzo della domanda estera e possono perciò godere del surplus della bilancia commerciale tedesca, a sua volta aspramente criticata dall'Europa. Per questo motivo arrivano le prime analisi che parlano di titoli specifici come Henkel oppure Adidas, aiutata dall'onda delle Olimpiadi, così come Bayer a sua volta ben vista per l'operazione Monsanto, operazione che, stando ad alcuni report di BofA, potrebbe avere effetto positivo sul fronte del M&A, incrementandolo. A dimostrarlo, i numeri, quelli della società che produce abbigliamento sportivo hanno registrato un +71,84% dall'inizio dell'anno mentre da Henkel arriva un +17,25%.