Chi di protezionismo ferisce, di protezionismo perisce. Sì, perchè se ieri, stando a indiscrezioni fatte trapelare dal WSJ il presidente Usa Donald Trump ha fatto circolare l’ipotesi di alcuni dazi sui prodotti europei, compresi quelli italiani, (leggi qui tutti i particolari della vicenda) oggi partono le prime contromosse dei vari marchi coinvolti.

La risposta della Piaggio

Il primo a rispondere al tycoon è Roberto Colaninno, presidente e amministratore della Piaggio, uno dei simboli italiani negli Usa, il quale ha sottolineato che la ditta è pronta ad aggirare l’ostacolo facendo arrivare in Usa le due ruote prodotte nello stabilimento in Vietnam. Fatte salve, ovviamente, due condizioni. Prima di tutto aspettare che quanto fatto intendere dall’amministrazione repubblicana non sia una uscita di propaganda, cosa particolarmente gradita da Trump e strumento da lui spesso usato, e, soprattutto, i particolari tecnici delle eventuali sovrattasse. Anche in questo caso, infatti, c’è da ricordare che l’attuale esecutivo non è generoso di informazioni dettagliate, il che impedisce, in questo caso, di decidere quale strategia attuare. Infatti è lo stesso Colaninno a sottolineare che ancora non si sa se i dazi colpiranno il marchio e i codici che identificano i prodotti o il Paese che li produce perchè solo in questo secondo caso si potrebbe sfruttare l’escamotage Vietnam riuscendo a bypassare il problema, per assurdo, grazie alla delocalizzazione che Trump tanto combatte.  

La questione della carne Usa

Tutto è partito per il il bando di Bruxelles alle carni bovine Usa trattate con gli ormoni. In nome del rifiuto europeo di accettare carni trattate, Trump sarebbe disposto a rimettere mano agli accordi con alcuni partner commerciali in chiave protezionistica, sfruttando quel margine da 100 milioni di dollari che il Congresso ha concesso nell’ambito della politica antidumping.