Peter van der Welle e Jaap Hoek, Strategist e Portfolio Strategist di Robeco, spiegano che in un mondo in cui le obbligazioni governative sono ormai sempre più spesso in territorio negativo, una classe del debito sovrano continua a offrire rendimenti che spiccano su tutti gli altri: il debito dei mercati emergenti. Non si tratta certo di un segreto, tanto che l’obbligazionario EM in valuta locale ha registrato flussi in entrata tali da spingere il JP Morgan GBI-EM Broad Diversified Index al 5,4%, a 10 punti base dal minimo assoluto registrato appena prima del “taper tantrum” del 2013. Il debito emergente è quindi il dodo del reddito fisso? Una specie rara che verrà cacciata fino all’estinzione nei prossimi cinque anni, destinata a unirsi al debito governativo a rendimenti negativi delle economie sviluppate? È altamente improbabile.

Questo, se da un lato è confortante, dall’altro è causa di preoccupazione: è confortante perché i rendimenti del debito emergente potrebbero rimanere interessanti più a lungo se confrontati con quelli delle economie sviluppate; è preoccupante perché gli investitori del debito emergente potrebbero trovarsi a raccogliere questi differenziali di rendimento positivi senza rendersi conto di essere esposti a degli enormi rischi.

Chi investe nel reddito fisso con un’ottica di lungo termine dovrebbe aspettarsi di essere ricompensato per i rischi dei tassi di interesse, dell’inflazione, della crescita e di default - spiegano Peter van der Welle e Jaap Hoek -. Il debito emergente in valuta locale, inoltre, presenta significativi rischi di valuta. Il rischio di un deprezzamento della valuta dovrebbe tradursi in rendimenti più elevati rispetto al resto del mondo, dato che è storicamente dimostrato che i differenziali positivi del carry possono essere facilmente erosi dalle fluttuazioni delle divise dei mercati emergenti, causando perdite a chi investe in valuta locale.