Momento molto particolare per gli istituti di credito del Vecchio Continente. In Italia il caso Mps continua a tenere banco con il titolo che paga pegno per le voci che vogliono la Bce decisa a ridurre dal 5% al 2,5%, quindi la metà, il limite di utilizzo dei bond bancari uncovered. L’azione perciò ha iniziato, uno volta diffusesi le indiscrezioni, a crollare di nuovo aggiornando i minimi storici arrivati a 0,1726, livello che ha portato alla sospensione del titolo, poi riammesso ma ancora in perdita. 

Il problema dell'Europa: da Deutsche a Credit Suisse

Ma è tutta l’Europa che trema di fronte a una situazione molto delicata a livello internazionale. Infatti l’altro colosso con i piedi d’argilla, Deutsche Bank, recentemente balzato agli onori della cronaca finanziaria per la multa inflittagli dalle autorità statunitensi in seguito allo scandalo dei mutui subprime, non è il solo caso eclatante. L’elenco, adesso, potrebbe includere anche il caso Credit Suisse. Questo almeno, il parere di Jeff Gundlach, gestore di DoubleLine Capital il quale punta il dito proprio sulla banca svizzera. Il caso di Credit Suisse, infatti, non sarebbe molto diverso, sul piano azionario, di quello di Deutsche: se quest’ultima dall’inizio dell’anno ha dimezzato il suo valore in borsa, l’elvetica non è andata meglio perdendo il 40% e per giunta poco più di un anno dopo il suo aumento di capitale di 6 miliardi di dollari, il tutto mentre ha dato vita ad un complesso piano di ristrutturazione.