Deutsche Bank non ci sta a fare il “secondo violino” nell’M&A del credito in Europa. Il commento di Christian Sewing, rilasciato a Bloomberg Tv e citato da Reuters, non fa che ribadire la posizione del chief executive del colosso bancario tedesco. Si tratta però della prima volta che Sewing discute a fondo l'argomento da quando nelle ultime settimane il risiko bancario del Vecchio Continente si è surriscaldato con diverse operazioni di rilievo. Una su tutte la fusione delle spagnole Caixabank e Bankia. "Il consolidamento deve avvenire in Europa ed è importante che non siamo un junior partner", ha precisato Sewing, che ha sottolineato di essere concentrato sulla sua strategia attuale ma che se il prezzo delle azioni di Deutsche Bank dovesse riprendersi "allora avremo una posizione diversa, una posizione migliore" guardando alle grandi operazioni del settore. Deutsche Bank, che scambia in rally di oltre il 3% a Francoforte, valeva più di 25 euro a fine 2015 e ancora oltre 15 euro a inizio 2018 (oggi si muove sotto gli 8 euro).

Lo scorso anno il matrimonio con Commerz fu annullato

Deutsche Bank un ruolo da protagonista nel consolidamento bancario l'ha sempre vantato. Anche lo scorso anno ha studiato a lungo l'ipotesi di un'acquisizione della connazionale Commerzbank. Ipotesi tramontata per diversi motivi. Secondo quanto riportava Bloomberg nella primavera 2019, tra i motivi che avevano spinto Deutsche Bank ad accantonare le nozze che Commerz, la previsione di perdita di circa un quinto dei ricavi complessivi annuali della rivale nel caso di una fusione. L'integrazione delle due banche avrebbe potuto comportare 1-1,5 miliardi di euro in meno rispetto al totale di quel periodo. D'altra parte la perdita di business e i costi di ristrutturazione previsti avrebbero potuto essere compensati nel tempo da risparmi sulla spesa, stimati in circa il 40% della base di costo di Commerz, ovvero 2,7 miliardi.

Oggi il consolidamento bancario è una necessità

Inutile comunque guardare al passato, in una fase in cui il consolidamento è diventato una necessità più che un'opportunità visto che il credito europeo è sempre più sotto pressione, in una congiuntura caratterizzata dal basso costo del denaro (e i tassi non si prevede che possano risalire ancora per molto tempo) cui si è aggiunto il duro impatto dell'epidemia di coronavirus. Per questo l'M&A è tornato d'attualità, dall'Italia alla Spagna (dopo Caixa e Bankia potrebbero convolare a nozze anche Unicaja e Liberbank) e persino in Svizzera. Il blog finanziario di Zurigo Inside Paradeplatz, citava infatti come molto concreta l'ipotesi di fusione tra i due colossi bancari della Svizzera Ubs e Credit Suisse. Un progetto, chiamato Signal, condotto direttamente dal chairman di Ubs Axel Weber e già stato sottoposto alla Finma (l'autorità elvetica di vigilanza sui mercati finanziari), per un accordo che potrebbe arrivare a inizio 2021.

(Raffaele Rovati)