La notizia dell'efficacia al 90% del vaccino anti Covid-19 sviluppato da Pfizer e BioNtech ha causato lo scorso 9 novembre un balzo in avanti dei mercati azionari. Il rally è proseguito dopo gli annunci analoghi di Moderna e AstraZeneca. Ma non tutto il mercato azionario italiano ha festeggiato: i vaccini hanno anche fatto una vittima, DiaSorin.

DiaSorin: test molecolari Covid-19 decisivi per i ricavi 2020

Il gruppo di Saluggia, si legge nel sito:

è uno dei leader mondiali nel mercato della diagnostica di laboratorio, specializzati nei segmenti dell'immunodiagnostica e della diagnostica molecolare

ed è attivo nella produzione dei test che abbiamo, purtroppo, imparato a conoscere negli ultimi mesi a causa della pandemia. Il business dei tamponi si è rivelato molto proficuo per DiaSorin. In base ai dati dei primi nove mesi del 2020 i ricavi del gruppo sono saliti del 16,2% rispetto allo stesso periodo del 2019, portandosi da 525,1 milioni di euro a 610,1 milioni. Un risultato ottimo ma che dipende integralmente dal contributo dei test di diagnostica molecolare e di immunodiagnostica per il Covid-19: escludendoli dal computo i ricavi segnano infatti una flessione del 14,3% (a cambi costanti).

Il fatturato del business molecolare risulta in crescita a tripla cifra (+243,1% nei nove mesi, +403,7% nel terzo trimestre) passando dai 46,2 milioni di euro dei primi nove mesi del 2019 a ben 158,6. L'incidenza sul fatturato complessivo balza dall'8,8% del 2019 al 26% del 2020 (34% nel terzo trimestre).

DiaSorin in borsa: quale destino con i vaccini?

Appare fin troppo evidente che i futuri risultati di bilancio di DiaSorin dipenderanno dal successo dei vaccini e dalla rapidità con cui verranno prodotti e distribuiti. L'andamento del titolo in borsa conferma una volta di più che i mercati azionari guardano avanti e anticipano (o provano a farlo) quello che accadrà ai conti delle società. Lo scorso 9 novembre (giorno del primo annuncio di Pfizer) DiaSorin perse il 16,5% e il calo odierno sembra preannunciare ulteriori flessioni. Discese confermate in chiusura di seduta sotto 159,70 euro riattiverebbero il movimento ribassista partito il 9/11.

A questo si sommerebbe un altro segnale negativo, ovvero la violazione della linea tracciata dal minimo del 9 marzo. Ben difficilmente le quotazioni potrebbero a quel punto evitare il ritorno sui 140 circa toccati a inizio settembre: si tratta di un riferimento importante in ottica di medio-lungo periodo dato che in caso di rottura verrebbe completato il potenziale doppio massimo in formazione da maggio, figura ribassista con obiettivo in area 95 (il minimo di marzo). Il superamento di 178 creerebbe invece le premesse per un'accelerazione verso il record storico a 211,80: conferme definitive in tal senso oltre 185.

(Simone Ferradini)