La prima settimana borsistica di dicembre, lungi dal confermare quelle che sembravano le intenzioni di rally di fine anno, stimolato dalla famosa cena della tregua tra Trump ed il cinese Xi, ha prodotto una sgradevole sensazione di incertezza e fragilità, con i mercati in balia di volatilità ed isterismi che mal si accompagnano a scenari fiduciosi nel futuro.

A guidare la danza della volatilità sono stati come sempre i mercati azionari americani, che hanno sballottato anche gli altri indici per tutta la settimana. Una settimana che per i mercati USA è stata corta, inframmezzata dalla chiusura straordinaria per i funerali dell’ex Presidente George Bush padre, ma che, sull’indice SP500, è riuscita a percorrere a zonzo una quantità di punti che non ricordo di aver visto negli ultimi 10 anni. Dopo il rialzo di lunedì, trainato dallo spot pubblicitario della cena della tregua, che ha ingannato i mercati, facendo credere a chissà quali passi avanti, mentre in realtà è stato concordato solo di tornare a parlarsi prima di alzare nuovamente i dazi, la presa di coscienza della bufala ha causato il capitombolo di oltre -3% di martedì scorso, seguito mercoledì dalla chiusura per funerale. Giovedì è arrivata la notizia dell’arresto della direttrice finanziaria di Huawei, una mossa decisamente ostile per un contesto di tregua, che ha convinto i mercati a scendere ulteriormente fino a vedere il precipizio degli ultimi supporti (i minimi raggiunti a ottobre e novembre). Qui però le mani sante, che quasi sempre intervengono a protezione dei principali supporti, e l’abitudine del popolo degli investitori USA di comprare sull’orlo del baratro, che negli ultimi 10 anni ha dato un sacco di soddisfazioni, hanno riportato in alto l’indice con un minirally di metà seduta. Ma di nuovo, venerdì, il pessimismo è tornato a prendere in mano le redini del mercato e l’indice principale è nuovamente sceso di due punti e mezzo, adagiandosi ancora sul livello di area 2.630, che sembra ora essere veramente l’ultima spiaggia per evitare l’avvitamento ribassista di lungo periodo.