Il termine digitalizzazione, talvolta reso anche con digital transformation, ci ha quotidianamente accompagnati durante i mesi di incertezza che hanno caratterizzato il lockdown in Italia, quando la pandemia imperversava e le PMI sono state ridotte in ginocchio dalla crisi globale.

Molto spesso questa trasformazione veniva indicata da giornalisti ed economisti come la soluzione a tutti i mali dell'economia mondiale.

Ma siamo davvero sicuri di sapere in cosa consiste con esattezza?

Quando si parla di digitalizzazione o trasformazione digitale ci si riferisce al cambiamento delle attività produttive e manageriali, che vengono “riconvertite” associandovi la tecnologia digitale.

Se volessimo utilizzare la definizione usata da George Westerman, una delle massime autorità in campo di innovazione digitale, potremmo riassumere la digitalizzazione come

“l’uso della tecnologia per migliorare radicalmente il rendimento di un’azienda”.

Dato che la rivoluzione digital ha ormai investito ogni aspetto della nostra società, nessun settore è esente dal bisogno di svecchiare le proprie tecnologie e di stare al passo coi tempi.

PMI e digitalizzazione: è realmente un nuovo fenomeno?

Quando parliamo di digitalizzazione, molto spesso lo facciamo come se ci stessimo riferendo ad un fenomeno astruso, sconosciuto, totalmente nuovo.

Eppure non è affatto così.

Tra le testimonianze più autorevoli a supporto del fatto che questa rivoluzione sia in atto già da tempo, occorre citare uno studio lungo tre anni e pubblicato nel Novembre 2011 (quasi 10 anni fa!), condotto dal Mit Center for Digital Business e Capgemini Consulting. Tra le conclusioni viene affermato che circa un terzo delle aziende a livello mondiale aveva all'epoca già messo in atto un progetto mirante alla trasformazione digitale della propria azienda.

Già nel 2011, quindi, alcuni Ceo e dirigenti aziendali avevano compreso la portata che il digitale avrebbe avuto nell'economia globale e che, per poter sopravvivere negli anni, le aziende necessitavano di stare al passo coi tempi, pena il rischio di soccombere a vantaggio di altre realtà più innovative.

La diffusione delle nuove tecnologie non riguarda soltanto i mercati e l'economia in senso stretto (anche se si esprime in maniera eloquente con il cambiamento radicale nei comportamenti dei consumatori). Anche a livello interno aziendale si assiste a dei cambiamenti significativi: pensiamo ad esempio alla dematerializzazione dei documenti e alla quasi totale scomparsa della carta stampata.

La situazione italiana

Nel nostro Paese, però, l'atteggiamento delle PMI verso la digitalizzazione non è sempre di apertura verso l'innovazione.

In Italia le realtà che sono riuscite a digitalizzarsi sono infatti ben poche, a causa dell'imperante atteggiamento conservatore e riluttante nei confronti dell'introduzione di nuove tecnologie.

La gravità della situazione si è resa ben evidente durante la crisi del Covid-19, quando il 48% dei consumatori ha incrementato gli acquisti online, come messo in luce da uno studio finanziato da Facebook, Ocse e World Bank:

la maggior parte delle PMI non è stata capace di far fronte alle richieste e al bisogno di acquisti tramite web dei proprio consumatori, non riuscendo a reggere il confronto con chi, con lungimiranza, aveva già apportato i dovuto cambiamenti per stare al passo coi tempi.

Continuando a leggere il report dello studio, viene evidenziato come la presenza sui social media abbia giocato un ruolo fondamentale nella vita delle PMI italiane e internazionali, che sono riuscite a sopravvivere grazie agli introiti derivanti dal marketing digitale.

Non è quindi un caso che, come confermato ulteriormente dalla ricerca finanziata da Facebook, una PMI italiana su 6 ha chiuso i battenti dopo la pandemia, e che le imprese che sono invece riuscite a fronteggiare la crisi sono proprio quelle che hanno saputo sfruttare le opportunità date dal digitale.

La crisi economica attuale non è la causa della chiusura di queste aziende; ha piuttosto messo in luce una triste realtà, precipitata a causa della situazione economica globale, ma che col tempo avrebbe fatto comunque il suo corso: l'Italia non è ancora del tutto consapevole della potenza della rivoluzione in atto.

Ovviamente esistono anche PMI italiane che hanno compreso che il digitale rappresenta non solo una risorsa, ma una vera e propria necessità per via del fatto che le abitudini del consumatore sono totalmente cambiate. Eppure, in generale, manca di base la cultura al digitale, e la pandemia è stata l'occasione per mettere in evidenza questa diffusa tendenza.

Molte delle aziende italiane, infatti, non erano ancora pronte ad affrontare una sfida del genere e non sono purtroppo riuscite a stare al passo coi tempi.

Le sfide che il mercato italiano si trova a dover affrontare non sono diverse da quelle del mercato internazionale, eppure il Paese esce totalmente sconfitto dal confronto con il resto dell'Europa e del mondo.

Lo testimonia il fatto che, a livello economico, l'Italia è uno dei Paesi europei a minor crescita.

Il ritardo nell'acquisizione e nell'adozione delle nuove tecnologie non fa altro che acuire il problema economico nazionale.

Manca inoltre la consapevolezza negli strumenti digitali, non vengono apprezzate le strategie a lungo termine e c'è una tendenza generalizzata, da parte di imprenditori e dirigenti delle PMI italiane, a guardare solamente ai risultati immediati.

Perchè una PMI dovrebbe investire nella digital transformation?

Tornando nuovamente al già citato studio finanziato da Facebook, Ocse e World Bank, è stato evidenziato quanto il digitale sia importante per le PMI: il 37% delle aziende intervistate ha dichiarato circa il 25% delle vendite dei mesi precedenti derivasse da modalità digitali.

Dunque una prima motivazione valida per investire nella digital transformation della propria azienda riguarda la volontà di essere competitivi: le aziende che non investono nella digitalizzazione non riescono a stare al passo con quelle realtà che, invece, hanno deciso di investire risorse nella trasformazione digitale.

Se dovessimo fare un esempio pratico, un qualsiasi negozio di beni che non disponga di un e-commerce online, che non abbia una scheda propria scheda Google MyBusiness e che non sia presente online, riceverà meno visite nella propria sede fisica rispetto ad un negozio che vende la stessa tipologia di beni ma che ha costruito una propria presenza online.

Questo perché le abitudini del consumatore sono totalmente cambiate e perché i potenziali clienti cercano informazioni sul web prima di affidarsi ad un qualunque esercizio commerciale.

Grazie alla presenza sul web, inoltre, ben presto non esisteranno più confini locali alle nostre attività: una PMI operante in un territorio ristretto potrebbe potenzialmente raggiungere acquirenti in ogni parte del globo.

Si aprono dunque infinite possibilità che rendono conveniente investire sulla digitalizzazione.

Una seconda motivazione del passaggio al digital riguarda l'ottimizzazione delle risorse aziendali: aziende che non possiedono gestionali aziendali si trovano a dover far fronte a sprechi di tempo e risorse preziose.

Un software gestionale consente infatti l'automatizzazione di alcuni processi aziendali, rendendo velocissime e semplici attività che, se svolte in maniera tradizionale, impiegherebbero l'utilizzo di tempi e risorse ben più ingenti e, alla lunga, costosi.

L'utilizzo di un gestionale aziendale permette inoltre:

  • di immagazzinare una enorme quantità di dati che, se dovessero essere salvati in documenti cartacei, occuperebbero molto spazio
  • di analizzare dati in tempi molto brevi
  • di creare report periodici in maniera rapida
  • di lavorare sul software da remoto

Gestire un'azienda senza un gestionale aziendale è quasi impossibile, pena l'insuccesso dell'azienda stessa nell'immediato futuro.

Una terza motivazione, strettamente legata alle prime due, riguarda il riuscire a stare al passo coi tempi: quelle aziende che decidono di non investire oggi nel digitale, si troveranno domani a ridurre le loro possibilità di una conversione tecnologica in futuro. La perdita di competitività diviene eccessiva e si traduce della perdita di clienti, di fatturato e, infine, nel fallimento.

Storie di successo italiane

Abbiamo ampiamente parlato delle imprese italiane che non ce l'hanno fatta e che, anche a causa della mancanza di nuove tecnologie, sono state costrette a cedere il passo a chi, invece, è riuscito a comprendere le potenzialità del web.

Ecco qualche esempio di coloro che ce l'hanno fatta e che sono stati in grado di rinascere grazie alla digitalizzazione.

L'Aquila Design

Quando nel 2009 il terremoto del 6 aprile rese inagibili le loro sedi, i fratelli Fidanza, venditori di arredi da generazioni, sono stati posti davanti alla necessità di reinventare di sana pianta l'attività di famiglia.

Nasce così L'Aquila Design, un progetto totalmente online che, nella configurazione iniziale, si occupava di trasloco e deposito.

A distanza di pochi anni i fratelli sono riusciti ad ampliare il proprio business, tornando quindi ad occuparsi di vendita sia on che offline, ma anche di montaggio e progettazione.

Lino's & co.

Dall'esperienza di Lino, tipografo pensionato di Verona, e grazie al grafico ventenne Alessandro nasce Lino's & co., un particolare e ambizioso progetto che ha come sede principale una tipografia veronese degli anni '70.

La tipografia è stata riconvertita in una stamperia, cartoleria e spazio di coworking.

Vanta anche di un e-commerce oltre che di tre negozi fisici dove è possibile acquistare servizi tipografici, di progettazione grafica e di marketing.

Mulinum.it

Mulinum è la più grande start-up agricola italiana, nata dall'idea del giovane Stefano Caccavari che, nel 2016, tramite una raccolta fondi online è riuscito a raccogliere denaro a sufficienza per la messa in funzione di un mulino a San Floro di Calabria.

A oggi la start-up possiede 3 mulini e produce farine di altissima qualità, acquistabili tramite l'e-commerce dell'azienda.

Quelli sopra elencati sono dei casi d’eccellenza che, purtroppo, rappresentano l’eccezione e non la regola vigente tra le PMI italiane, per le quali, nella maggioranza dei casi, la digitalizzazione è ancora ben lontana.

Si auspica quindi un cambiamento in formato digital, affinché le PMI riescano ad uscire vincitrici dal periodo di crisi attuale.