Ieri poteva essere la giornata del definitivo cedimento dei supporti, con conseguente accelerazione ribassista, sotto il peso dei dati sanitari, che mostrano la crescita dei contagi in USA in molti stati del sud e della costa occidentale.

Oppure della ennesima tenuta del mercato, basata sulla convinzione che la rinnovata aggressività del virus non riuscirà a far deflettere l’Amministrazione Trump ed i Governatori dei singoli stati dal processo di alleggerimento delle misure restrittive, ma che, anzi, costituirà un nuovo pretesto per misure di sostegno all’economia, che, come sappiamo, rappresentano innanzitutto un sostegno alla speculazione rialzista.

Delle due possibilità, ieri ha prevalso la seconda, dato che la spallata ribassista di venerdì, quando SP500 ha chiuso la settimana nei pressi di quota 3.000 e sembrava pronto a sfondare questo supporto, ieri ha avuto un seguito molto moderato e solo nelle battute iniziali dei mercati europei, che dovevano mettere nei prezzi la parte di scivolata di venerdì degli indici USA avvenuta dopo la chiusura dei mercati del vecchio continente.

Ma il pessimismo è durato ben poco e le borse europee sono passate in positivo già nella mattinata, riflettendo un miglioramento del clima anche sui future americani, che infatti hanno anticipato che Wall Street aveva intenzione di tenere quota 3.000 del suo indice principale SP500. Infatti dopo un veloce test (minimo di SP500 proprio a 3.000) subito dopo l’apertura delle danze alle 15,30, è partito il rimbalzo per tutta la prima parte della seduta, che ha aiutato gli indici europei a chiudere piuttosto bene, tutti oltre il punto percentuale di crescita. Per una giornata che poteva sancire una capitolazione, non è affatto male.

L’indice SP500 ha poi effettuato una breve correzione, nella parte di seduta successiva alla chiusura europea, ma una nuova potente accelerazione nell’ultima mezz’ora ha riportato la giornata a chiudere sui massimi a 3.053, con un buon saldo positivo (+1,47%). Meno brillante, per una volta, l’indice Nasdaq100 (“solo” +1,14%), appesantito dallo sciopero della pubblicità sui social media che molte imprese stanno attuando contro l’inefficace filtro contro all’odio ed il razzismo dilagante.

La solidità di Wall Street pare motivata non certo dal miglioramento della situazione sanitaria. Sappiamo che i dati a cavallo dei week-end non sono significativi. Lo sono molto di più l’andamento delle medie a 7 giorni, che rivelano un’accelerazione strutturale dei contagi in due terzi degli stati USA. Questo fatto rivela, a mio parere, il disastro amministrativo della sanità americana, ostaggio di un presidente ostinatamente negazionista e che disprezza il valore delle vite umane, mentre apprezza a dismisura la salita dei corsi azionari di Wall Street, a cui si aggrappa, nel tentativo di ottenere la vittoria presidenziale a novembre, che al momento appare poco probabile, nonostante l’inconsistenza del suo avversario democratico Joe Biden.

E’ ancora molto diffusa la sensazione che Trump farà di tutto per drogare il mercato finanziario, anche a costo di far decollare il debito pubblico fino a percentuali del PIL che fanno impallidire i valori dell’Italia nel 2019. Si parla con insistenza di un ulteriore piano di stimoli da 1.000 miliardi di dollari, che il Congresso sta concordando, e che porterà il Debito/PIL a superare il 130%, come quello italiano dello scorso anno. Purtroppo anche l’Italia si sta dando da fare a peggiorare il suo rapporto, che dovrebbe quest’anno superare quota 160%, e rimarrà ancora davanti agli USA nella triste classifica delle mani bucate.

Ma al mercato del debito USA per ora importa un fico secco, se questi soldi finiscono a pompare Wall Street. Pertanto la moda di acquistare la momentanea debolezza degli indici anche ieri ha prevalso, così come la convinzione che contro gli effetti negativi dell’epidemia bastino i vaccini monetari di governi e banche centrali.

Pertanto oggi SP500 ritorna in mezzo al guado che separa le due rive. Quella dove staziona il toro, che inizia al di sopra dell’area di resistenza di 3.070-3.080 e che, se venisse oltrepassata potrebbe riportare il mercato verso i massimi di giugno (3.233) e quella dove attende l’orso, cioè a 2.965, che se sfondata al ribasso segnerebbe la fine dei sogni di gloria estiva ed accentuerebbe la correzione fino a 2.800 punti.

Non ho altro da aggiungere.