Sono in arrivo 385 mila disoccupati in più. Lo ha comunicato l'Istat, in audizione in commissione Lavoro al Senato. Più disoccupazione dunque, che vuol dire anche un forte calo della fiducia degli operatori economici: e infatti siamo al livello più basso da marzo 2005, a quota 51,1. Rispetto ai livelli pre-Covid infatti, tra gennaio e febbraio il valore era pari a 99. Le principali vittime tuttavia sono i giovani, secondo l’Organizzazione mondiale del Lavoro ed è un dato a livello mondiale: un ragazzo su sei ha smesso di lavorare. E se i giovani, con la pandemia, sono tornati a essere gli invisibili della società, vedi anche le problematiche legate alla scuola e alla sua ripartenza, specie in Italia, un’altra categoria si appresta ad affiancarli: quella degli artisti e dei lavoratori dello spettacolo.

Disoccupazione per gli operatori dello spettacolo, i nuovi invisibili

Disoccupazione anche per i comici, dunque. Con il lockdown niente esibizioni in pubblico. Palcoscenici chiusi e questo non significa soltanto niente lavoro per attrici e attori, ma anche per una lunga serie di lavoratori abitualmente situati “dietro le quinte”: scenografi, elettricisti, registi, facchini, sarti, fonici e autori. E il lavoro non può riprendere anche dopo il lockdown, quantomeno in questo periodo di ripresa. Dunque, la disoccupazione vale anche per gli artisti.

Intervistato dalla giornalista Manuela Donghi  su “Le Fonti Tv”, Max Pisu, comico di Zelig, ha sottolineato lo stato di agitazione di artisti, operatori della cultura e dello spettacolo, che sabato 30 maggio si ritroveranno in piazza Duomo per un corteo di protesta. “Il nostro non è un mondo a sé stante. La nostra attività viene vissuta e percepita poco o per niente come un lavoro. Vai a teatro, ti diverti, come se fosse un hobby. Ma per molti di noi invece questa è la nostra occupazione e non lavorare da fine febbraio senza sapere quando ricominceremo per noi è un disastro”. 

L'appello contro la disoccupazione degli artisti di Fiorella Mannoia

Anche Fiorella Mannoia ha denunciato una situazione insostenibile. In una conversazione su Sky Tg 24, la cantante ha sottolineato l’importanza negativa dello stop alla musica. Un problema non solo per i cantanti, ma come per i comici, per tutta la filiera. “Se si ferma un’artista si ferma una macchina intera: solo per me, che di media faccio cento concerti all’anno, ci sono trenta persone che lavorano”. Basta moltiplicare questi numeri per ogni artista per capire quanto indotto ci sia dietro e la disoccupazione che va a crearsi. E non c’è “smart working” o spettacoli da remoto che tengano. Lo stesso Max Pisu spiega infatti che per ogni esibizione le tre cose fondamentali sono teatro, attore e pubblico. Se manca uno di essi, lo spettacolo non sussiste. 

Disoccupazione in aumento, fiducia in calo

Dunque il pessimismo cresce. Come detto, la fiducia degli operatori economici è precipitata del 50% da gennaio e febbraio a maggio. Se prima il valore era pari a 99, oggi siamo a 51,1. Dicembre è stato l’ultimo mese in cui la fiducia aveva superato quota 100, indice che segnala una propensione alla crescita, all’espansione e al calo della disoccupazione del paese in questione.

Il rallentamento, brusco, si era già verificato a marzo, con 79,5. Estremamente negativa è la fiducia dei consumatori, l’ultima a -17 a livello europeo, sempre nel mese di maggio, seppur il dato sia migliore di quello di aprile, che aveva superato quota -22. A questo pessimismo si aggiunge un calo dei consumi: -4,1% su base annua in Italia a partire dall’industria manifatturiera, che subirà una forte decrescita negli ordini rispetto a marzo, con le scorte in accumulo dei prodotti finiti. Pesante flessione anche per le costruzioni, gli ordini e il commercio al dettaglio. 

La disoccupazione che colpisce i giovani: 1 su 6 ha smesso di lavorare

Si diceva dei giovani. Un’analisi dell’Ilo riporta un altro dato preocupante. Un ragazzo su sei è in piena disoccupazione a causa della pandemia. Anche per gli occupati le cose non vanno bene: l’orario di lavoro si è ridotto del 23%, per un totale di perdita complessiva del 10,7% delle ore lavorate nel mondo, una stima che equivale a 305 milioni di posti a tempo pieno. Dati da applicare al secondo trimestre 2020 da paragonare all’ultimo trimestre 2019. Dei giovani più coinvolti da questa crisi sono gli over 25, all’incirca il 60%. Inoltre, già prima dell'emergenza, erano 267 milioni i ragazzi che non studiavano né lavoravano (i cosiddetti Neet, not in employment, education or training), inclusi quasi 68 milioni di disoccupati.

Il caso Fca, dipendenti costretti a restituire i soldi

Intanto, se da una parte c'è chi è in disoccupazione, dall'altra c'è chi il lavoro ce l'ha, pur in cassa integrazione, ma è costretto a restituire soldi "in eccesso" alla propria azienda. Succede negli Stati Uniti, per i dipendenti della Fca. Che sta costringendo i propri lavoratori a restituire centinaia di dollari più del dovuto, tra l’indennità Covid19, il bonus disoccupazione in base alla legge Cares stabilita da Donald Trump, la Cassa Integrazione e l'indennità di disoccupazione integrativa della società, versata in base al contratto di lavoro. Si parla di una cifra attorno ai 500 dollari, da restituire in un’unica soluzione o in tranches detratte dal salario non superiori a 100 dollari al mese fino al completo pagamento del rimborso. Una parte dei fondi ricevuti dali dipendenti dunque dovrà essere restituita all'azienda, che in questi giorni è al lavoro per ricevere il prestito da 6,3 miliardi di euro dal govero italiano. 

Indennità di disoccupazione, indennità integrativa dall'azienda e bonus Cares: troppi soldi. Chi è in cassa deve restituirli

In buona sostanza, i lavoratori Fca Usa in cassa integrazione hanno diritto all'indennità di disoccupazione statale e a quelle integrative della società, versate in base al contratto collettivo di lavoro. Ma l'ulteriore sostegno stabilito dal presidente Trump di 600 euro a settimana (legge Cares) compensa l'integrazione della società. Inoltre, l'indennità Cares Act è stata versata retroattivamente. Dunque, la media calcolata dall'azienda per le indennità supplementari in eccesso ammonta a 500 dollari.