Negli ultimi giorni l’aria per l’Europa, e in particolare per la Germania, è diventata più respirabile. Il parlamento britannico e i laburisti hanno completato il processo di svuotamento di Brexit che era stato avviato dalla May. Le auto tedesche continueranno a essere acquistate dai banchieri e dai gestori di Londra senza l’aggravio di dazi proibitivi e questo, in un momento molto difficile per il manifatturiero tedesco (e per il suo indotto continentale, Italia in prima fila) non è poco.

Un’altra buona notizia è che l’accordo tra Stati Uniti e Cina sembra ormai in dirittura di arrivo. Per l’Europa i vantaggi sono tre e sono tutti importanti. Da una parte in Cina ci sarà una ripresa della fiducia, che avrà come effetto immediato una ripresa delle importazioni dal resto del mondo (e quindi anche dall’Europa). Dall’altra le concessioni che Trump sarà riuscito a strappare in termini di protezione dei diritti di proprietà intellettuale e di apertura dei mercati cinesi saranno in qualche misura erga omnes, e quindi avvantaggeranno anche le imprese europee. Infine, la probabile cancellazione delle tariffe introdotte dagli Stati Uniti o, quantomeno, la rinuncia a introdurne di ancora più pesanti, aiuterà i produttori tedeschi che fabbricano auto in America e da lì le esportano in Cina.

Di fronte a queste importanti e positive novità, le borse europee hanno messo nel cassetto e finto di non vedere il pessimo andamento del manifatturiero tedesco, di cui continuiamo a ricevere conferma tutti i giorni. C’è una logica in questo. Il settore ha probabilmente toccato il suo punto più basso e tornerà a crescere entro breve. È giusto che le borse, che quando possono cercano di guardare al futuro e anticipare gli eventi, si portino avanti.