Carlo Putti, Investment Specialist di M&G Investments, spiega che c’è, sui mercati, la convinzione generale che il ciclo economico segua gli Stati Uniti, e quindi che non ci possa essere una recessione in un mercato sviluppato senza prima una recessione statunitense. Sì, l’economia statunitense è la più grande in circolazione, e, dato che secondo il sentiment di mercato generale siamo a fine ciclo, è comprensibile che tutti si concentrino sugli indicatori statunitensi e sulla curva dei rendimenti USA in appiattimento.

Ma quello che ha davvero conquistato i titoli dei giornali negli ultimi mesi è stata l’economia dell’Eurozona, dove i dati continuano a deludere: la crescita reale è al minimo dalla crisi del debito sovrano, l’Italia è ora ufficialmente in recessione dopo aver registrato due trimestri consecutivi di crescita negativa, mentre la Germania è al limite avendo appena registrato una crescita del quarto trimestre pari a zero dopo una pubblicazione negativa del terzo trimestre.

Solo il tempo ci dirà se l’Eurozona entrerà in recessione ma se ciò effettivamente succedesse, il credito europeo sarebbe probabilmente sottoperformante, ma l’entità di questa sottoperformance probabilmente non sarebbe così estrema come quella che abbiamo visto durante crisi del debito sovrano del 2011-12.  Questo non solo perché la BCE resta un investitore importante sul mercato (tramite i suoi investimenti QE), ma anche perché la composizione del mercato è cambiata drasticamente con l’andare del tempo, rendendo più diversificato l’indice delle obbligazioni societarie europee.