Lo scoppio della pandemia ha cambiato le cose sui mercati mondiali, almeno nel periodo immediatamente successivo alla medesima. Poi tutti sappiamo cosa sia successo. Al crollo improvviso (e improvvido), gestito ed amplificato dai sistemi HFT (quelli del trading ad alta frequenza), si è sostituita un'altrettanto veloce ripresa dei corsi.

Le motivazioni addotte per quanto accaduto sono le più disparate ma, in sostanza possono essere ridotte fondamentalmente a due, una consequenziale all'altra. La prima, ragione indispensabile, è stato l'aiuto senza precedenti messo in campo da governi e, soprattutto, banche centrali nel mondo per venire incontro a cittadini e imprese che si sono trovati all'improvviso senza lavoro. La seconda, consequenziale, è che questo immenso aiuto ha fatto capire come il crollo economico sarebbe stato circoscritto ad un paio di trimestri, ma non di più.

I dati del Q3, infatti, sono stati di netta ripresa per molti Stati. E se quelli del Q4 sconteranno senza dubbio le chiusure parziali della seconda ondata, queste non sono state come quelle assolute della prima. E, di conseguenza, ridurranno quanto PIL sia stato generato, ma non di quanto è accaduto nel primo e secondo trimestre di questo sfortunato 2020.

L'interruzione dei dividendi, per le banche e non solo

Nel pieno della pandemia, mentre venivano prese decisioni senza precedenza in tutta fretta, una di queste ha riguardato tutti gli investitori, ed è stata presa dalla BCE, la banca centrale dell'Eurozona. Una decisione realmente rivoluzionaria, perché la BCE ha imposto alle banche dell'eurosistema di non distribuire i dividendi per l'anno in corso.

E questa cosa, come potete capire, ha un effetto pesante sia sulle banche, che sugli investitori che sulle altre società. E vediamo di capire sia perché la BCE abbia preso questa decisione, sia gli effetti della medesima.

La BCE ha deciso di imporre alle banche lo stop della distribuzione dei dividendi perché tale distribuzione, come vedremo meglio dopo, le avrebbe private di capitale. Questo perché i dividendi sono quella parte di utili che vengono distribuiti mensilmente, trimestralmente, semestralmente o annualmente agli azionisti. Secondo la BCE il farlo avrebbe indebolito le riserve di capitale delle banche. Ma perché?

Semplice. Perché i lockdown hanno voluto dire che la quasi totalità delle imprese si è fermata. E, senza lavoro, ha messo in cassa integrazione i dipendenti, se ha potuto. E chi non ha potuto li ha dovuti mandare a casa, soprattutto se non erano regolarizzati come rapporti di lavoro, cosa ahinoi piuttosto comune in Italia.

La triste situazione di imprese e banche

E se le imprese non lavorano, non hanno i soldi non solo per i dipendenti ma, soprattutto, per ripagare i debiti e i mutui contratti con le banche. Le quali, visti i numerosi fallimenti che si sono avuti dall'inizio del lockdown, hanno dovuto utilizzare parte del capitale di riserva per coprire i buchi lasciati dalle aziende insolventi.

E' di ogni evidenza che, in un momento di profonda crisi come questo, distribuire i dividendi agli azionisti sarebbe parso quantomeno inopportuno. Il mondo è preda di una pandemia, le imprese chiudono, non pagano gli interessi e le banche distribuiscono lo stesso i soldi agli azionisti? Oltretutto, con molti di questi ultimi che non hanno assolutamente bisogno di quei soldi perché o sono ricchi investitori, o benestanti, o investitori istituzionali che possono comunque attendere periodi migliori per riaverli?

La decisione della BCE è apparsa dunque opportuna. Così opportuna da essere stata ripresa da molte altre banche centrali mondiali. O, quantomeno, essere stata utilizzata come monito, come negli USA, dove la FED non ha impedito la distribuzione dei dividendi, ma li ha solo limitati. Al contempo, però, ha impedito i buyback, cioè il riacquisto di azioni proprie.

Un esempio seguito da molti

Premesso quanto sopra, bisogna aggiungere un'ultima cosa. Il divieto europeo e la limitazione mondiale alla distribuzione dei dividendi sono stati da esempio per molte altre imprese, a livello mondiale. Molte hanno interrotto il sopracitato buyback, molte hanno ridotto i dividendi per l'anno in corso, e molte hanno interrotto la distribuzione stessa. Ovviamente lo hanno fatto quelle che o potevano permetterselo, o si trovavano in difficoltà già prima della pandemia.

E' chiaro che non distribuire soldi agli azionisti consente di averne di più per continuare a far funzionare l'azienda medesima. Per molte imprese si è quindi trattato di una decisione obbligata. Pagare i dividendi e, probabilmente, chiudere a stretto giro di posta, o non pagarli, tirare la cinghia, e, si spera, sopravvivere alla pandemia.

Perché i dividendi sono fondamentali per investire?

E veniamo quindi all'oggetto del titolo. Perché i dividendi sono fondamentali per investire? Cercheremo di spiegarlo meglio possibile e, nel farlo, cercheremo anche di far capire come sia un metodo che abbia una sua validità, soprattutto per chi è orientato al lungo termine. Che poi dovrebbe essere l'unico a cui dovrebbe essere interessato un investitore.

Che cosa sono i dividendi, in definitiva? Sono una parte degli utili aziendali, cioè di quanto resta alle imprese dopo aver pagato tutto e tutti, e che viene distribuita agli azionisti, cioè a coloro che, insieme agli obbligazionisti, hanno prestato denaro all'impresa. In questo caso, chiaramente, acquistandone sul mercato le azioni. Insieme all'aumento del valore del titolo in conto capitale, rappresentano la motivazione principale per acquistare azioni.

Il motivo di questa importanza è presto detto. Se un'azienda prospera, produrrà degli utili. La redistribuzione di questi utili agli azionisti contribuirà all'aumento del valore della società stessa. Come? Ancora in virtù della salute societaria. Perché? se una società è sufficientemente in salute da distribuire utili, magari aumentandogli ogni anno, non potrà che piacere al mercato. Quindi i suoi titoli saranno ricercati, e molto più compranti che non venduti.

Ma non solo. L'aumento di valore dei dividendi contribuisce a rendere più ricco chi investe in quel determinato titolo che li distribuisce, sia direttamente che indirettamente. Per capire perché basta fare un esempio.

La matematica dei dividendi

Premiamo come esempio la società GinoLinoPino. Al momento attuale il suo valore in borsa è di 40 euro. La società va bene e decide di distribuire ai soci, per decisione del consiglio di amministrazione, il 5% dei propri utili come dividendo. Quindi, 2 euro ad azione, che distribuirà annualmente. Il signor Paolo ha deciso di investire 40.000 euro nella società, e ne acquista quindi 1.000 azioni. Quando la società distribuisce il dividendo, il signor Paolo riceverà 2.000 euro.

A questo punto il signor Paolo può fare due cose. Godersi quei 2.000 euro in qualunque modo, tanto il prossimo anno riceverà comunque un altro gruzzolo, visto che la società va bene, ed il titolo dovrebbe crescere o, al massimo, rimanere stazionario. Oppure può fare un grande atto di fiducia nella società, e comprarsi altre 50 azioni della GinoLinoPino.

L'anno successivo le cose sono andate bene per la società, ma non eccezionalmente. Il titolo è salito del 25%, e adesso vale ovviamente 50 euro. Ma il management prevede tempi duri per il futuro, e decide di non alzare il dividendo, ma di distribuirlo comunque, seppur invariato. Quindi, al Signor Paolo, per le sue 1.050 azioni, l'anno successivo andranno 2.100 euro. I quali soldi si sommano ai 10.000 in più che ha avuto dall'investimento azionario nella società.

La magia dell'interesse composto

Il signor Paolo non è avido e non ha paura. In pratica riesce a comportarsi razionalmente, al contrario di praticamente tutti gli altri investitori, come abbiamo messo in evidenza in questo recentissimo articolo. Decide di lasciare il proprio guadagno in conto capitale sul titolo e di reinvestire ancora i dividendi in altre azioni della società. Ogni anno investirà 2.000 euro dei dividendi e si tratterrà il resto.

Facciamo un salto avanti di parecchi anni. Il signor Paolo va in pensione, 35 anni dopo il primo investimento, e decide di vendere il titolo della società GinoLinoPino. La società ha fatto in media (dati storici) il + 6,2% all'anno. Quindi i 40.000 euro iniziali hanno reso al signor Paolo 328.411,29, di cui ben 288.411,29 sono solo dell'aumento di valore del capitale di 40.000 euro da lui inizialmente investito. 

E veniamo ai dividendi. Come detto, 2.000 euro all'anno per 35 anni. Quanto rendono? Alla fine, il signor Paolo avrà 200.704,68 euro, di cui 128.704,68 di interesse composto. Per aver investito 40.000 euro 35 anni prima al signor Paolo non è andata affatto male, vero?

Dividendi e investimenti

Ecco quindi perché i dividendi sono importanti. In prima istanza, la loro distribuzione mostra a gran voce la salute di un'azienda. E questo è tanto più vero quanto più i dividendi vengono aumentati nel corso del tempo. Ci sono società che li aumentano ogni anni. Alcune da più di 50 o 75 anni. Ed alcune continuano a distribuirli, alzandoli ed abbassandoli secondo i cicli economici, da più di 100 anni.

In seconda istanza, permettono un arricchimento indiretto attraverso l'applicazione dell'interesse composto. Interesse composto che può essere reso ancor più corposo se, nell'esempio fatto, il signor Paolo non avesse deciso di reinvestire annualmente solo 2.000 euro, ma avesse reinvestito tutti i dividendi generati.

Come investire in dividendi

Ci sono diversi modi. Il primo e più immediato è quello di scegliere azioni di aziende che paghino un dividendo sostenibile. Cosa vuol dire? Che quel dividendo possa essere sostenuto, cioè che possa essere replicabile nel tempo e, all'occorrenza, aumentato se le condizioni economiche dell'azienda e del mercato lo consentono. Un dividendo troppo elevato spesso nasconde magagne aziendali per nascondere le quale si promettono più soldi di quanti l'azienda potrebbe permettersi. Fate attenzione.

Il secondo è quello di scegliere un prodotto finanziario che investa in queste stesse società, quindi un fondo o un ETF. In questo modo si acquisteranno molte più società che se si facesse da soli, ed a prezzi molto più competitivi, soprattutto se ci si rivolgesse ad un ETF. E, magari, scegliere le migliori aziende che distribuiscono i dividendi, e da più tempo. In pratica degli aristocratici tra le azioni.

Esistono infatti sia fondi ed ETF che investono in questa crème de la crème. Per esempio lo Spdr S&P Euro Div Aristocrats Ucits Etf, orientato alle aziende europee. Oppure lo Spdr S&P Glob Div Aristocrats Ucits Etf, con invece una view più globale. Ancora, sempre di SPDR, c'è l'ETF sulle migliori azioni americane, cioè lo Spdr S&P Us Div Aristocrats Ucits Etf. Se siete orientati all'Asia-Pacifico potrebbe fare per voi lo Ishares Asia Pacif Divid Ucits Etf Dist, mentre se volete qualcosa di buono per i mercati emergenti, potreste rivolgervi allo Spdr S&P Emerg Mkts Dvd Arist Ucits Etf.