Di recente abbiamo scritto un articolo su come paura e avidità siano i principali nemici di chi si accinge ad investire, che si tratti di un professionista o di un risparmiatore fai-da-te. Non ci sono differenze sostanziali, perché entrambi sono esseri umani, sottoposti agli stessi stimoli ed alle stesse sensazioni, sentimenti ed emozioni. Ecco, la parola chiave sono i sentimenti e le emozioni. Si tratta di qualcosa di connaturato nell'essere umani, qualcosa di codificato nel nostro codice genetico.

Qualcosa che per i più è ciò che ci distingue dagli altri animali (ma non è affatto vero, perché è dimostrato che le scimmie, i delfini, i lupi, gli elefanti, le gazze e i corvi, per non parlare di cani e gatti, hanno, provano e mostrano sentimenti proprio come noi). Ma che in ambito finanziario può rivelarsi pericolosissimo, come abbiamo teso a mostrare nell'articolo a cui abbiamo fatto riferimento prima.

Non è un caso se l'essere umano si è rivolto massicciamente alle macchine, che notoriamente non hanno emozioni, per gestire la maggior parte di quello che oggi chiamiamo mercati. Ben l'82% degli scambi mondiali sui mercati, di qualunque tipo essi siano, sono oggi gestiti dalle macchine. Ordini automatici con semplici istruzioni su piattaforme apposite, algoritmi, bot anche sofisticati. Questi ed altri sono coloro che oggi regnano incontrastati sulla scena dei mercati mondiali.

Ad essi, programmandoli, gli esseri umani hanno devoluto la gestione del mercato in ogni suo aspetto. E lo hanno fatto con uno scopo ben preciso: eliminare la componente emotiva. Perché? Perché, come detto, è molto difficile tenere sotto controllo sentimenti ed emozioni. Ma ci sono due modi per ottenere questo risultato, uno intuitivo e l'altro meno. Vediamoli.

Eliminare sentimenti ed emozioni in maniera automatica

Il primo metodo, intuitivo, è quello appena descritto. Programmare un qualcosa, sia esso una app, un algoritmo, un programma, un bot, un'istruzione automatica, per fare esattamente quello che vogliamo, quando lo vogliamo, senza alcuna esitazione ed in maniera assolutamente amorale. Perché il punto chiave, come detto più volte, è proprio questo: l'eliminazione di sentimenti ed emozioni.

Che poi è il sogno di qualunque trader, gestore, investitore o risparmiatore. Essere capace di operare al meglio, facendo quello che ritiene essere al momento la cosa più giusta (senza avere però alcuna certezza che lo sia), in maniera del tutto neutrale o, meglio, amorale, appunto.

E solo una macchina, solo un'istruzione in un linguaggio diverso dal nostro tra i tanti creati dagli esseri umani per comunicare con i computer, può ottenere questa completa amoralità, questa neutralità di comportamento. "Fai quella cosa in questo modo quando sopraggiungono le condizioni che ti ho impostato". Cosa potrebbe esserci di più corretto? Niente, ovviamente. E allora perché abbiamo usato il condizionale? Qual è il problema di questa visione?

Il problema sta nell'uomo, ovviamente, non nella macchina. Perché il computer non è solo amorale, è anche stupido. Nel senso che non è intelligente, non elabora, non aggiunge niente a ciò che gli è stato detto di fare. Non ha fantasia e, soprattutto, non sa improvvisare. Il che ci porta al secondo modo per dominare sentimenti ed emozioni.

Eliminare sentimenti ed emozioni con l'addestramento

Ci avevate pensato, vero? In effetti è piuttosto intuitivo. Come si fa a diventare bravi in qualcosa? Ci si allena. Certo, avere talento, in qualsiasi campo, aiuta molto. Ma anche il semplice allenarsi può far sì che qualcuno raggiunga prestazioni non indifferenti in qualunque disciplina, sportiva o meno. La finanza e gli investimenti non fanno eccezione, naturalmente.

Se il concetto base per investire meglio è cercare di non essere emotivi, basta allenarsi a non esserlo. Come riuscirci? Con l'educazione finanziaria, per esempio. Cioè con una preparazione outstanding, vale a dire fuori dal comune. In ogni caso la migliore possibile.

Ma già sentiamo le prime proteste... ma come, chi investe sui mercati non ha la cultura per farlo? Chi è un professionista, come un gestore, non sa che cosa sta facendo? Certo che sì ma, per usare un eufemismo, non è che tutte le ciambelle riescano col buco. Non è che tutti i gestori abbiano la preparazione adeguata che servirebbe (non lo diciamo noi, ma i risultati dei fondi e degli ETF a gestione attiva). Anche in questo settore serve molta più cultura ma, soprattutto, capacità di elaborarla. E qui affrontiamo un altro problema, cioè quello dei difetti, dei cosiddetti bias cognitivi.

I bias cognitivi in finanza

Da definizione, un bias cognitivo è una deviazione, uno scostamento dal pattern, dallo schema comportamentale normale, o una modifica della capacità di giudizio in merito ad un certo evento. E, purtroppo, è quanto avviene sovente in finanza e nel mondo degli investimenti. Le strade dell'insuccesso sono lastricate di gestori e di professionisti che pensavano che le cose andassero in una certa maniera e che avevano la disciplina per eseguire le loro gestioni in maniera impeccabile. Peccato che partissero da presupposti sbagliati.

Volete un esempio, forse il più famoso di tutti? Il famoso fondo LTCM. All'interno vantava fior di professionisti, alcuni tra i nomi più altisonanti della finanza americana della fine degli anni '90, ed investiva basandosi su modelli matematici creati da due premi Nobel, cioè Robert C. Merton e Myron Scholes. Il fondo però operava a leva altissima e, come ogni altro modello, non era esente da errori. Errori che furono replicati anche da altri fondi, che investivano copiando gli stessi modelli matematici.

In definitiva, al mutare delle condizioni economiche, i modelli matematici del fondo furono fallaci, e sbagliarono. Con l'effetto leva ampissimo di cui disponeva (in alcuni momenti ha lavorato con una leva del 30.000%), quando sbagliò sbagliò di brutto, portandosi dietro il mercato ed uno stato sovrano come la Russia, che nel 1998 fallì.

Il fondo LTCM fallì non perché le persone che lo gestivano non fossero capaci. Ma perché non erano state sufficientemente capaci da adattarsi ai mercati. Cosa che, di logica conseguenza, nessuna macchina può fare. A meno che non sia "auto apprendente", diciamo. E questo ci porta ad un'argomento ampissimo, che però affronteremo un'altra volta, cioè quello dell'intelligenza artificiale applicata agli investimenti.

Insomma, si possono vincere sentimenti ed emozioni?

Abbiamo quindi detto che l'addestramento serve. E che può migliorare di parecchio la resa di un professionista. Ovviamente può farlo anche per un amatore, un investitore fai-da-te. Anzi, su quest'ultima categoria di persone, l'acquisizione di competenze finanziarie funziona ancora meglio perché, volendo imparare, ci mettono più volontà di chi lo fa per lavoro, che crede di avere già le competenze giuste e malvolentieri si sottopone ad aggiornamenti periodici previsti dall'azienda dove lavora. Non a caso indagini in materia mostrano come si apprenda molto di più da corsi scelti di persona, per interesse personale, rispetto a quelli fatti "per forza" perché te lo impone l'azienda dove si lavora.

Ma abbiamo anche visto come questo addestramento possa essere fallace, perché può partire da premesse sbagliate, sia culturali che di atteggiamento personale. Ed allora? Non c'è soluzione al dominio delle emozioni e dei sentimenti? Forse sì. Anzi, probabilmente c'è, ed è una delle soluzioni più antiche che l'umanità abbia mai trovato. L'addestramento militare.

Eliminare sentimenti ed emozioni con un altro addestramento

Proprio così. E' con l'addestramento militare che si può imparare a gestire al meglio sentimenti ed emozioni. Anzi, proprio ad eliminarli. Perché... è proprio questo il suo scopo. L'obiettivo ultimo di qualunque addestramento militare è la disumanizzazione del soldato. Per renderlo, come dice il sergente Hartman nel celebre episodio introduttivo di Full Metal Jacket, un'arma. In pratica, una "macchina da guerra".

Ma l'addestramento militare ottiene molto di più. Ottiene che i sentimenti e le emozioni siano tenuti sotto controllo. Perché lo scopo del loro "dominio" è proprio quello di escluderli, in maniera tale da poter prendere le giuste decisioni in ogni condizione ma, chiaramente, soprattutto sotto pressione, come accade sempre in guerra. Dopotutto, da chi prende decsioni dipendono uomini e mezzi. E da lui/lei ci si aspetta solo il meglio, e che possa esegurilo in ogni condizione, eliminando la componente emotiva, sentimentale ed emozionale dal proprio processo decisionale.

Una riprova di questo discorso? Eccola. I dirigenti di molte aziende, una volta solo quelle americane, oggi quelle di molti stati, passano regolarmente periodi di tempo ad addestrarsi con le forze armate delle loro nazioni. In alcuni casi, addirittura, fanno qualche corso persino con le forze speciali.

Obiettivo dichiarato, come detto, è saper prendere decisioni sotto pressione. Che, guarda caso, è esattamente ciò che avviene sui mercati finanziari. Una volta succedeva quando si operava "alle grida", come si è visto in molti film, compresa la memorabile scena con Dan Aykroyd e Eddie Murphy in "Una poltrona per due". Oggi succede anche nelle asettiche sale trading delle grandi banche d'affari o delle SGR. 

Perché il problema è sempre quello: prendere le giuste decisioni d'investimento lasciando fuori dalla porta sentimenti ed emozioni. Chi ci riesce sovraperforma il mercato, ed offre all'investitore quel qualcosa in più, quell'alpha (in gergo tecnico si dice così) che fa la differenza tra un gestore nella media, o mediocre, ed uno bravo, un Peter Lynch dei tempi moderni, magari.