Negli ultimi anni, che potremmo definire l’era del pettegolezzo (o “gossip” se preferiamo l’inglese), i mercati hanno seguito costantemente una regola precisa di condotta. Quella di scontare in anticipo ogni notizia che dipenda dalla volontà umana, muovendosi come se la conoscessero già prima che sia divulgata ufficialmente. Questa abitudine è dovuta all’asimmetria informativa che esiste tra poche  mani forti e privilegiate e la massa degli operatori “semplici”. I primi hanno accesso ai pettegolezzi di qualità, opera dei personaggi che partecipano direttamente alle decisioni o alle trattative, mentre la massa è costretta ad operare al buio, dovendo scegliere se fidarsi di chi sta muovendo i mercati in anticipo oppure aspettare la notizia ufficiale, col rischio di arrivare in ritardo e subire le prese di profitto di chi, avendo comprato in anticipo, realizza il guadagno al momento dell’ufficialità.

Sappiamo bene che questa pratica distorce la corretta formazione dei prezzi e ne aumenta la volatilità. Pertanto dovrebbe essere vigilata e repressa dalle autorità. Non succede, ma questo del resto non è l’unico campo in cui l’ideale della teoria viene ucciso dalla sporcizia della realtà. Dobbiamo farcene una ragione e sforzarci di seguire magari a malincuore, il detto che la riassume:  “Buy the rumors. Sell the news”.

A volte capita però che l’euforia delle aspettative incorpori nei prezzi qualcosa di più di quel che poi la realtà produce, richiedendo una battuta d’arresto quando emerge la realtà delle cose.