L’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi è un'eventualità che ritengo remota, ma che non si può scartare.

Ormai la politica nostrana ci ha abituato a sorprese di ogni tipo che non si può escludere nulla.

L’esperienza del “Governo tecnico” presieduto da Mario Monti, però, è ancora troppo recente perché gli italiani possano aver dimenticato una simile calamità.

Ma ipotizziamo la nomina di Mario Draghi a Premier, quali sarebbero le sue ricette per far tornare a crescere l’Italia? Nell’ultima sua audizione davanti al Parlamento europeo ha trattato, seppur di sfuggita, l’argomento.

Il Presidente della Bce ha riesumato una parola che negli ultimi tempi era passata di moda e che ascoltavamo un giorno sì e l’altro pure quando a Palazzo Chigi sedeva Matteo Renzi: RIFORME.

Ma tutte le riforme fatte in questi ultimi anni non sembra abbiano ottenuto gli effetti sperati, verso quali ambiti si focalizzerebbero le riforme tanto auspicate da Mario Draghi?

Innanzitutto verso una riforma sulla quale tutti concordiamo, ma della quale se ne parla da almeno trent’anni senza risultati apprezzabili: la riforma della Giustizia.

Mario Draghi premier

Draghi si è anche soffermato sulla necessità, da parte del nostro Paese, di aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo.

Peccato che sia proprio la politica di austerity che l’Europa ci impone da decenni che non ci ha permesso di impiegare le risorse necessarie in campi che non danno immediati risultati, ma i cui effetti si riscontrano soltanto nel medio/lungo periodo.