Mario Draghi alle prese, in conferenza stampa, con la questione Italia e con quella riguardante la fine del QE. Entrambe strettamente legate. Ma il governatore della Bce ha confermato subito che da entrambe le parti sono attivi sforzi per salvaguardare il dialogo, il che gli permette di essere fiducioso “che un accordo verrà trovato” anche in virtù di una necessità oggettiva per famiglie e imprese visto che i tassi stanno salendo. Aumenti i cui impatti sulle emissioni pubbliche potrebbero oscillare tra i 200 e i 300 miliardi di euro. Intanto viene confermato il già citato ricalcolo del Capital Key sul cui esito pesa anche la questione Brexit. In tutto questo la banca centrale ha deciso, come previsto, di confermare i tassi allo 0 e lo stop del Quantitative Easing a dicembre: tassi a zero sulle operazioni di rifinanziamento principali, 0,25% sulle operazioni di rifinanziamento marginali e -0,40% sui depositi alla Banca centrale. Una situazione che, come orientativamente suggerito, dovrebbe restare tale almeno fino all'estate del prossimo anno in vista di un, si spera, ripristino dell'inflazione al 2% nel medio periodo. Intanto continuano gli acquisti di titoli per 15 miliardi di euro al mese che dovrebbe chiudersi per dicembre. Inflazione permettendo.

Per quanto riguarda la diatriba tra Roma e Bruxelles, Draghi ha una sola raccomandazione: meglio abbassare i toni (da entrambe le parti) e preferire politiche fattive per tenere sotto controllo il differenziale Btp/Bund.