Il più grosso successo dei manovratori che cercano di pilotare i mercati azionari sempre al rialzo, a prescindere dal contesto economico, è stato ottenuto non lunedì scorso, quando è stato ufficialmente infranto il massimo storico precedente da parte degli indici SP500 e Nasdaq100, ma giovedì scorso, ultima seduta di ottobre, quando la debolezza dell’indice SP500 stava per compromettere la chiusura del mese di ottobre al di sopra del livello di 3.028, cioè il precedente massimo storico di luglio. Se fosse successo il mese di novembre si sarebbe aperto con un’ombra, rappresentata dall’incertezza di un indice che, dopo aver avuto la forza di rompere i massimi, ha subito iniziato a correggere, tornando sui suoi passi e sotto la barriera appena superata.

Infatti giovedì scorso le vendite avevano preso il sopravvento, per colpa della ambigua interpretazione del regalo della FED, che il giorno prima aveva tagliato i tassi per la terza volta consecutiva, ma anche affermato che ora si sarebbe fermata in attesa di capire se l’intervento di aggiustamento di metà ciclo sarebbe stato sufficiente a far ripartire l’economia dopo il rallentamento estivo.

Per ben tre volte in quella seduta l’indice SP500, che ha passato in negativo tutta la giornata, ha testato il livello di 3.023, ed ogni volta è rimbalzato, dando agli operatori che seguono il grafico intraday la chiara impressione che quello che stavano vedendo non era il cambiamento di idea del mercato, destinato a tornare con decisione sui suoi passi, ma un semplice pullback, ovvero il ritorno a testare dall’alto l’area di resistenza da poco superata, per verificare la convinzione dei compratori principali, cioè quelli che sono in grado di imporre una svolta al mercato.