Un vero e proprio colpo all'Europa, forse anche un colpo di grazia per quei pochi che ancora si illudevano che l'Unione potesse essere unita.

Elezioni in Austria

Ieri le urne in Austria hanno decretato la vittoria dell'estrema destra. In realtà si tratta del primo turno per le elezioni del presidente della Repubblica, consultazione alla quale è chiamata la popolazione con oltre 16 anni di età. Ma resta sconcertante l'affondo dato da quella che, a suo tempo, fu la culla nella nascita di movimenti ben più foschi. Non solo, ma ciò che più colpisce in tutto questo sono principalmente due fattori. Il primo è la forza del voto: il candidato del Partito della Libertà (Fpoe), Norbert Hofer, ha incassato il 35,5% dei voti, secondo le proiezioni mentre il verde Alexander van der Bellen, precedentemente dato per favorito, non è arrivato che al 21%. Il podio si chiude con la candidata indipendente Irmgard Griss e il suo 18,8%.

I grandi sconfitti

Il secondo elemento che offre più di uno spunto di riflessione è quello che vede cancellati dalla competizione i due grandi partiti tradizionali, popolari e socialisti che non arriveranno nemmeno al ballotaggio con un camdidato alle presidenziali. Un chiaro segnale, qualora ce ne fosse ancora bisogno, del fato che la politica in Europa non trova più l'appoggio della popolazione, che la sua credibilità, almeno quando esercitata dai rami classici con i quali si è manifestata alla base dell'elettorato, non è più efficace. E da tempo, bisognerebbe aggiungere. Intanto al valico del Brennero continuano gli scontri con i rappresentanti dei no border, per lo più di centri sociali, e la polizia.