Andrea Delitala, Head of investment advisory di Pictet Asset Management, spiega che il giorno della verità è ormai prossimo: il 26 maggio si vota per le elezioni del Parlamento europeo, la Camera che co-decide in maniera simmetrica rispetto al Consiglio sul 90% della legislazione comunitaria - che incide sul 70% di tutte le leggi nazionali. Un organismo, dunque, con un ruolo tutt’altro che residuale nel funzionamento delle istituzioni comunitarie. Anche in considerazione del fatto che il Parlamento nomina il presidente della Commissione europea e, di conseguenza, influenza le scelte più significative (e delicate) che vengono assunte in seno all’Ue.

Questo appuntamento elettorale, inoltre, è particolarmente importante perché cade nello stesso anno in cui si verifica un evento che ha frequenza quarantennale: ovvero la coincidenza della scelta del presidente della Commissione europea - che cade ogni cinque anni – con l’elezione del presidente della Banca Centrale Europea, che si effettua ogni otto. In queste nomine si giocano gli equilibri dell’Ue: secondo una regola non scritta, infatti, se a capo della Commissione è eletto un tedesco è altamente probabile che al vertice della Bce venga nominato un rappresentante mediterraneo.

Il posizionamento dei partiti secondo gli ultimi sondaggi

Il dato più rilevante emerso dagli ultimi sondaggi è che, per la prima volta da venti anni, i Socialisti e il Partito Popolare Europeo, ovvero le maggiori forze dichiaratamente europeiste, non riusciranno a superare il 50% dei consensi - spiega Andrea Delitala -. Pertanto, non sarà possibile realizzare la Große Koalition che in questo lungo lasso temporale ha governato il Parlamento Europeo. L’altro elemento rilevante che emerge dai sondaggi è che le forze anti-establishment rappresentano insieme il 22% (in calo nelle ultime settimane) con L'Europa delle Nazioni (Matteo Salvini e Marine Le Pen) a detenere la maggior quota di consensi. Non è atteso un ulteriore rafforzamento dei partiti dissidenti, perché l’analisi diacronica dei dati rivela che, negli ultimi mesi, Socialisti, Liberali e Popolari abbiano guadagnato consensi all'interno dei diversi Paesi europei. Dunque, anche se è probabile che cristiano-democratici in Germania, Socialisti in Italia, Spagna e Francia subiranno una sconfitta rispetto alle precedenti europee, il voto di protesta contro i partiti tradizionali non si tramuterà necessariamente in voto anti-europeo. Più probabilmente andrà verso En Marche! Ciudadanos e Verdi che hanno comunque una matrice europeista. Il rimescolamento, dunque, non consentirà al fronte euroscettico di superare soglie tali da condizionare seriamente la governance europea (30-33%). Tuttavia, anche se elezioni proporzionali come quelle attuali lasciano in genere poco spazio a sorprese scioccanti, il successo relativo del blocco tradizionale rispetto alle forze che esprimono posizioni euroscettiche possono determinare scenari più o meno confortanti.