Mercati cauti, se non addirittura calmi, nonostante gli appuntamenti decisivi che scandiranno le prossime ore. Prima di tutto quello dell'appuntamento alle urne di domani in Inghilterra. L'impatto che la Brexit avrà sulle scelte degli elettori è ormai messo in secondo piano dal peso degli ultimi attentato di Manchester e Londra.

La forza dei Conservatori 

Innegabile il fatto che l'arrivo delle tante problematiche che il divorzio con l'Ue ha portato con sé abbia intaccato il sostegno degli elettori al partito conservatore, inseguito ormai con il fiato sul collo dai Laburisti. La popolazione inglese, già divisa al suo interno in quel 23 giugno del 2016, giorno in cui decise con un minimo vantaggio di abbandonare l'Unione, si è scoperta altrettanto indecisa sul da farsi, tanto che il vantaggio dell'attuale Premier Theresa May, arrivata a Downing Street dopo le dimissioni del precedente premier David Cameron, è progressivamente diminuito fino ad arrivare ad un risicato 1%. Per questo motivo gli esperti prevedono che i conservatori potrebbero conquistare la maggioranza relativa ma non quella assoluta con la conseguenza di dover giostrare un'alleanza, strana ma necessaria, proprio con i laburisti di Corbyn i quali, invece, si trovano paradossalmente, in una situazione forse meno estrema; per loro sarebbe possibile un'alleanza con i liberal-democratici e i verdi avvalorata dall'appoggio esterno dei rappresentanti dello Scottish National Party, il partito indipendentista scozzese che vede di buon occhio Corbyn a capo del governo.

Ma la Brexit, o per meglio dire le implicazioni che la legano al terrorismo, restano comunque sul piatto della bilancia: dicendo addio all'Unione, Londra avrebbe la possibilità di regolare a suo piacimento i flussi migratori ma perderebbe anche la collaborazione diretta della polizia e dei servizi segreti delle altre nazioni con la conseguenza di un aumento delle procedure e soprattutto dei tempi per lo scambio di informazioni.