Sono parecchie settimane, anzi è dall’estate, che tutta la narrazione che viene raccontata per invogliare gli investitori a comprare a piene mani l’azionario, senza guardare troppo per il sottile, si basa sull’esito positivo delle trattative che dovrebbero fermare la guerra commerciale tra USA e Cina.

L’idea che i mercati hanno è basata sulla teoria delle aspettative razionali. E’ la teoria che ha ispirato per decenni la guerra fredda e la deterrenza basata su ordigni nucleari sempre più potenti: siccome usarli causerebbe la distruzione reciproca, nessuna bomba atomica moderna è stata mai lanciata.

Analogamente, nella guerra dei dazi, dato che entrambi i giocatori in campo sanno che il prolungamento del protezionismo danneggia entrambi (oltre che l’intero commercio globale), una soluzione per il disarmo deve essere trovata.

Ma il problema principale è: siamo sicuri che entrambi i contendenti siano razionali? O, meglio, quali sono i danni ed i vantaggi che nelle decisioni si mettono sul piatto della bilancia prima di prendere le decisioni?

Se tutti fossimo sempre razionali nessuna guerra sarebbe mai combattuta e nessuna arma verrebbe mai usata. Nel caso della guerra dei dazi, un comportamento razionale avrebbero dovuto impedire anche di iniziarla. A meno che anche questa guerra, come tutte le guerre, venga combattuta non per perseguire un interesse collettivo, ma un tornaconto personale per chi gestisce il potere (gloria, consenso, vittoria elettorale). Insomma, le guerre vengono combattute dai popoli per i potenti di turno, perché a loro conviene. Ed il popolo ne subisce le conseguenze, credendo che morire per la patria sia inevitabile.