Sulla scia del buon recupero messo a segno da Piazza Affari, anche ENI prova a risalire la china, pur rimanendo più indietro rispetto al Ftse Mib e agli altri protagonisti del settore oil.

ENI resta indietro rispetto al Ftse Mib e al settore oil

Dopo aver chiuso la sessione di ieri con un ribasso di due punti e mezzo percentuali, oggi ENI ha imboccato da subito la via dei guadagni e conferma in progresso malgrado la frenata dai massimi intraday.

Negli ultimi minuti il titolo viene fotografato a 6,735 euro, con un rialzo dello 0,61% e quasi milioni di azioni scambiate fino ad ora, contro la media degli ultimi 30 giorni pari a circa 21 milioni di pezzi.

ENI non approfitta del rally del petrolio

ENI non riesce comunque a brillare malgrado il corposo rally messo a segno dal petrolio che dopo la disastrosa seduta di ieri, conclusasi con un affondo di oltre il 25%, riesce a risalire la china oggi.

Le quotazioni dell'oro nero si presentano a 21,95 dollari, con un progresso del 7,76%, mantenendosi comunque a poca distanza dai livelli del 2002.



ENI annuncia revisione piano e cancellazione buy-back

A frenare ENI contribuiscono anche le indicazioni arrivate ieri dopo che la società ha annunciato che presenterà un nuovo piano industriale all’assemblea, a seguito del nuovo scenario oil e della situazione sul COVID-19.

Il nuovo piano prevede un adeguamento delle capex ad un livello di Brent atteso a 40-45 dollari nel 2020 e a 50-55 dollari nel 2021.

La società ha inoltre deciso di cancellare il piano di riacquisto di azioni proprie da 400 milioni di euro previsto per quest'anno, alla luce dei recenti sviluppi di mercati intervenuti a seguito della diffusione della pandemia del coronavirus e delle decisioni assunte dall'Opec.



ENI ha confermato la proposta di dividendo pari a 0,86 euro per azione, di cui 0,43 euro già distribuiti a settembre 2019. Secondo il comunicato, ENI cercherebbe di salvaguardare la solidità di bilancio e di dividendo.

La società ha fatto sapere che il piano potrà essere riconsiderato nel momento in cui la previsione del prezzo Brent per l’anno di riferimento, parametro per la decisione di attivazione del piano di buyback, tornerà a essere almeno uguale a 60 dollari al barile, livello che nelle stime del gruppo non sarà raggiunto prima di un paio d'anni.

ENI: previsioni e strategie di Equita SIM

Gli analisti di Equita SIM ritengono che ENI possa ridurre fino a 3-5 miliardi  di spese per investimenti, ossia il 10%-15% in meno, sui 32 miliardi di piano presentato a fine febbraio, rinunciando almeno parzialmente al percorso di crescita dei volumi al 2025.

Il taglio riguarderebbe prevalentemente il periodo 2022-2023, in quanto il 60% degli investimenti di quel periodo non è vincolato.

La SIM milanese ritiene inoltre che ENI possa risparmiare fino a 500 milioni di euro di spese operative annue che riguardano l’esplorazione.

Gli analisti calcolano che con un Brent a 40 dollari nel 2020 ENI tratterebbe a un rapporto prezzo-utili pari a 15 volte, generando un CFFO di circa 9 miliardi di euro, non del tutto sufficiente a sostenere le spese per investimenti da 7 miliardi di euro e il dividendo da 3 miliardi.

Non cambia intanto la strategia bullish su ENI che per Equita SIM merita una raccomandazione "buy", con un prezzo obiettivo a 15 euro.

ENI sotto la lente di Kepler Cheuvreux

A scommettere sul titolo è anche Kepler Cheuvreux che oggi ha rinnovato l'invito ad acquistare, tagliando però il target price da 16 a 10 euro.

Il broker ha rivisto al ribasso le stime sul Brent nel lungo periodo da 65 a 50 dollari al barile, mentre le previsioni sul cash flow di ENI sono state ridotte del 30% per il periodo 2020-2022.

Gli analisti però evidenziano che ai prezzi attuali il mercato sconta già un taglio dei dividendi del 50% e un Brent sotto i 40 dollari al barile per sempre.