Quella odierna è stata una seduta molto difficile a Piazza Affari e sicuramente da dimenticare per alcune blue chips in particolare.

Tra le altre ne segnaliamo in particolare due, Saipem ed ENI, che oltre a pagare pegno alle negativa intonazione del mercato, sono zavorrati anche dall'andamento del petrolio. 

ENI e Saipem colpiti da una pioggia di vendite

ENI, dopo aver chiuso la sessione di ieri con un calo di un punto e mezzo percentuale, quest'oggi ha pagato un prezzo ben più alto.

Il titolo si è fermato a 8,582 euro, con un affondo del 6,38% e oltre 27,6 milioni di azioni transitate sul mercato a fine sedute, sostanzialmente in linea con la media degli ultimi 30 giorni.

Ancora più pesante il bilancio di Saipem che dopo aver ceduto ieri poco meno di un punto e mezzo percentuale, oggi è stato oggetto di un violento sell-off.

Il titolo ha terminato le contrattazioni a 2,174 euro, lasciando sul parterre l'8,58%, con 13,34 milioni di azioni trattate, anche in questo caso in linea con la media mensile.

ENI e Saipem affondati dal crollo del petrolio

Saipem ed ENI, come detto prima, sono finiti nel mirino dei ribassisti non solo per via del sentiment negativo che ha dominato la scena a Piazza Affari, ma anche a causa delle forti tensioni ribassiste sul petrolio.

Archiviata la sessione di ieri con un affondo di oltre il 10%, l'oro nero oggi ha vissuto una seduta piuttosto volatile, scendendo a toccare un minimo in area 19,25 euro, da cui però ha risalito la china riportandosi nei pressi del 20 dollari al barile.

Oggi nel pomeriggio è stato diffuso il report sulle scorte strategiche Usa che hanno mostrato un incremento nettamente superiore a quello previsto, mentre quelle di benzina sono salite meno delle aspettative.

Petrolio: focus su taglio produzione Opec+

Ancor prima dell'appuntamento odierno, il mercato ieri non ha reagito nella maniera sperata all'accordo raggiunto dall'Opec+ per un taglio della produzione di petrolio da 9,7 milioni di barili al giorno, il 10% della produzione mondiale, appena sotto il piano iniziale di 10 milioni.

Gli Stati Uniti, il Brasile e il Canada contribuiranno con una riduzione complessiva di 3,7 milioni di barili al giorno, a cui si aggiungono 1,3 milioni di barili di minori volumi provenienti da altri paesi del G20.

La riduzione di questi ultimi non rappresenta un vero e proprio taglio, ma piuttosto una naturale discesa dei volumi causata dal livello dei prezzi del greggio molto compressi.

Il taglio da quasi 10 milioni di barili al giorno sarà avviato dall'1 maggio e durerà fino a fine giugno, per poi scendere a 7,7 milioni fino a fine anno e a 5,8 milioni di barili giornalieri per 16 mesi da gennaio 2021 a fine aprile 2022.

Petrolio: Equita apprezza taglio Opec+. Quali scenari ora?

Per gli analisti di Equita SIM, se l’OPEC + riuscirà effettivamente a ridurre la produzione dell’entità annunciata anche nella seconda metà di quest'anno e nel 2021, ciò renderà più probabile il riequilibrio del mercato del petrolio una volta contenuta la pandemia di coronavirus.

Molto dipenderà da come si evolverà la domanda globale di petrolio, in quanto appare improbabile un suo ritorno rapido ai 100 milioni di barili al giorno del 2019.

La SIM milanese ritiene che l’accordo sui tagli possa stabilizzare il prezzo spot del greggio intorno ai 30-35 dollari al barile, mentre gli analisti sono più  ottimisti sui prezzi 2021/2022, data la durata dei tagli che arrivano sino al 2022.

Petrolio: Equita, sottopeso su settore oil. ENI resta buy

Gli esperti fanno notare che l’indice Eurostoxx 600 Oil&Gas ha già rimbalzato del 45% dai minimi del 18 marzo e ritengono che possa aver già scontato i tagli annunciati.

Per questo motivo Equita SIM mantiene il sottopeso sul settore oil, all'interno del quale tra i titoli di Piazza Affari il preferito è ENI.

Non più tardi di ieri gli analisti hanno ribadito la raccomandazione "buy", con un prezzo obiettivo a 8,1 euro. 

Commentando i rumor relativi alla riconferma di Claudio Descalzi quale AD di ENI, gli analisti segnalano che la sua permanenza alla guida del gruppo permette di avere continuità aziendale, di procedere con il percorso di energy transition e di sviluppare il progetto di riduzione di investimenti e costi a seguito del crollo del prezzo degli idrocarburi.

Saipem: per Equita non è più da comprare

Equita SIM è invece meno ottimista su Saipem che proprio la scorsa settimana è stato bocciato con un cambio di rating da "buy" a "hold" e un target price ridotto da 5,4 a 3,4 euro.

Per Saipem la previsione degli analisti è che il forte calo degli investimenti E&P nel 2020 guiderà una raccolta ordini 2020-2021 più debole del previsto.

Di conseguenza Equita SIM ha ridotto le stime di Ebitda ed eps di Saipem nell'ordine rispettivamente del 17% e del 50%.

Saipem piace ancora a Banca Akros

A scommettere invece ancora sul titolo è Banca Akros che nei giorni scorsi ha confermato la raccomandazione "buy", riducendo il fair value da 6,4 a 4,5 euro.

Una mossa che riflette una revisione delle stime per tenere conto del calo del prezzo del petrolio, ma gli analisti parlando di Saipem non mancano di evidenziare la sua solida posizione finanziaria e il portafoglio ordini che implica una buona visibilità sul 2020.