Se i mercati oggi saranno perplessi ed incerti nel valutare la soluzione, ovviamente provvisoria, che i 27 paesi della UE hanno partorito sul rinvio della Brexit, dopo 8 ore di negoziato concluso a tarda notte, avranno tutta la mia comprensione.

Perché ci siano volute 8 ore per decidere una data si spiega con la divisione all’interno dei 27, impegnati a mediare tra la benevolenza tedesca, che voleva un rinvio molto lungo, per consentire alla May di giocare con calma la partita politica interna sulle sorti del suo governo e del suo stesso partito, e la durezza francese, che  voleva un rinvio più breve di quello chiesto dalla May (30 giugno), nel timore che gli inglesi avrebbero fatto ostruzionismo e paralizzato la già lenta elaborazione delle politiche europee se fosse concesso un rinvio più lungo. La mediazione è stata trovata sulla data del 31 ottobre, da intendersi, tanto per far le cose semplici, in modo flessibile. Ovvero, se gli inglesi approveranno il piano di uscita concordato con la UE prima di quella data, usciranno immediatamente con le modalità soft previste da quel piano. Altrimenti usciranno senza accordo il 31.10, cioè il giorno prima dell’insediamento della nuova Commissione UE che verrà nominata dopo le elezioni europee.

Ovviamente, siccome la Gran Bretagna fino ad allora fa parte ancora a pieno titolo della UE, dovrà organizzare e tenere le elezioni europee. Immagino l’esultanza dei fautori della Brexit e, più in generale, degli elettori inglesi di fronte a questa incombenza che i politici britannici non sono stati capaci di evitare. Che succederebbe se le elezioni europee non si facessero? In questo caso avremmo una uscita senza accordo, la peggiore, il primo giugno.