Come tutti ormai abbiamo capito, il progetto europeo è di una gravità inaudita. Dobbiamo quindi porci immediatamente una domanda, l’introduzione di una moneta unica, è stata un’opzione scientemente programmata sapendo che avrebbe di fatto favorito alcuni Stati a scapito di altri?

Cerchiamo di dare una risposta a questa domanda, partendo però da una doverosa precisazione.

L’euro, per la precisione, non è una moneta unica, bensì un sistema di cambi fissi, infatti soltanto unendo le economie e quindi i bilanci pubblici dei diversi Paesi avremmo una moneta unica, ma sappiamo che questo, in Europa, non è avvenuto, i debiti pubblici, ad esempio, sono rimasti in capo ai singoli Paesi, e così i diversi sistemi fiscali.

Quindi che cosa è mutato con l’introduzione dell’euro? Semplicemente che i tassi di cambio fra le varie monete dei Paesi che hanno adottato l’euro sono stati fissati il 31 dicembre 1998 e da allora non possono variare.

Non lasciatevi fuorviare dal cambio lira euro, l’euro non esisteva, e tutt’ora non esiste come moneta unica, di fatto non è altro che la media delle monete dei Paesi aderenti.

Con quella operazione non si è fissato il cambio della lira nei confronti dell’euro, ma si è fissato il cambio fra le diverse monete nazionali dei diversi Paesi aderenti, e ciò è stato fatto attraverso una moneta che potremmo definire virtuale come l’euro.

Vi allego anche il link dei cambi fissati il 31 dicembre 1998. Come sapete successivamente altri Paesi sono entrati nell’euro.

Come si fa quindi a calcolare i cambi che sono stati a suo tempo fissati fra, ad esempio, la nostra lira e le monete degli altri Paesi?

Semplice, dovete dividere il nostro rapporto di cambio nei confronti dell’euro che come sapete è stato di 1936,27 con il rapporto di cambio, sempre nei confronti dell’euro, delle altre monete.

Quindi, ad esempio, come vedete il marco tedesco ha avuto un cambio nei confronti dell’euro a 1,95583 quindi il cambio fissato fra la lira ed il marco tedesco è stato di 1936,27/1,95583 risultato 990 (se volete per la precisione è 989,999).

Volete sapere il cambio lira e franco francese? Andate a vedere il rapporto di cambio del franco francese nei confronti dell’euro e trovate il numero 6,55957 ed allora basta fare la divisione 1936,27/6,55957 e trovate 295,18 e questo è stato il cambio fissato fra la lira ed il franco francese.

Volete sapere il cambio lira peseta spagnola? Andate a vedere il rapporto di cambio della peseta spagnola e trovate il numero 166,386 ed allora basta fare la divisione 1936,27/166,386 e trovate 11,60 e così via.

Ovviamente potete calcolare tutti i cambi anche quelli che non riguardano la nostra lira, il cambio ad esempio fra il franco francese ed il marco tedesco sarà dato da 6,55957/1,95583 = 3,3538 e così via.

Ok allora poniamoci una ulteriore domanda: per quale motivo debbono essere fissati dei cambi fra monete di Stati diversi?

C’è una sola risposta logica a questa domanda, ed ossia che quegli Stati debbano avere l’intenzione di unirsi, fondersi in un unico Stato. Qualsiasi altra risposta non sarebbe logica, ossia se i vari Stati non avessero intenzione di fondersi in un unico Stato, l’imporre un cambio fisso fra le loro monete non avrebbe senso, sarebbe assurdo.

Ed ora vi spiego il perché.

Non avrebbe senso e sarebbe assurdo, perché, purtroppo, imporre un cambio fisso fra monete di Paesi diversi … non è privo di conseguenze, ma ha conseguenze nefaste, ed anche in questo caso, non sto esplicitando un mio pensiero, una mia teoria, ma esclusivamente la logica e la matematica, quindi la scienza meno opinabile.

La variazione del tasso di cambio fra le diverse monete, svolge una funzione assolutamente fondamentale, essa mette infatti in equilibrio il mercato, impedire questo equilibrio è una assurdità perché ovviamente porta ad uno squilibrio, uno squilibrio, e qui sta proprio l’aspetto più deteriore, che continuando a perpetuarsi, non può far altro che aggravarsi.

Ed in che cosa consiste questo squilibrio? 

Ebbene è del tutto evidente che il rapporto di cambio fra le diverse monete, non andrà ad incidere direttamente sui costi di produzione dei vari beni, tuttavia, andando ad incidere sugli scambi commerciali fra i diversi Paesi, di fatto risulterà determinante per l’equilibrio del mercato. Anche in questo caso un semplice esempio chiarirà meglio il concetto.

Supponiamo che in un certo periodo di tempo il cambio fra la lira italiana ed il marco tedesco sia pari 1.000 ossia ci vogliono 1.000 lire per un marco.

E supponiamo che ci siano due ditte diverse, una italiana e l’altra tedesca che producono lo stesso bene che viene prodotto e venduto a 1.000 lire in Italia ed ad un marco in Germania.

Evidentemente ci troviamo in una posizione di equilibrio, perché per un consumatore italiano sarà indifferente andare a comprare quel bene in Germania piuttosto che acquistarlo in Italia, visto che lo paga lo stesso importo, e naturalmente la stessa cosa vale per un consumatore tedesco.

Ebbene supponiamo ora che per un motivo qualsiasi, ipotizziamo una maggiore produttività della Germania nei confronti dell’Italia, il cambio lira marco salga del 10%, ci vorranno quindi 1.100 lire per avere un marco.

Le due aziende che producono quel bene evidentemente non saranno condizionate da quella variazione di cambio, quindi la ditta tedesca continuerà a produrre e vendere il bene a 1 marco e la ditta italiana a 1.000 lire.

Tuttavia ora qualcosa è cambiato, in quanto per un consumatore italiano non è più indifferente acquistare quel bene in Italia o in Germania, in Italia infatti quel bene lo paga 1.000 lire mentre in Germania 1 marco, cioè 1.100 lire, gli converrà quindi acquistare il bene in Italia.

E così anche per il consumatore tedesco non sarà indifferente acquistare il bene in Germania oppure in Italia, anche lui infatti troverà più conveniente venire ad acquistare quel bene in Italia dove lo paga 1.000 lire ossia 91 centesimi di marco (1.000/1.100=0,909).

Ciò porterà il mercato a riequilibrarsi perché l’azienda italiana recupererà, attraverso il cambio, la perdita di competitività.

Imponendo cambi fissi viene a mancare questo riequilibrio, e ciò, quindi, porterà ad avvantaggiarsi l’economia più competitiva, e questo vantaggio tenderà, inevitabilmente, a perpetuarsi.   

Imporre cambi fissi fra monete di Stati diversi, non ha quindi senso, è una assurdità, proprio perché impedisce il riequilibrio delle diverse economia, avvantaggiando gli Stati più forti e svantaggiando quelli più deboli.  

Abbiamo stabilito quindi, incontrovertibilmente, che l’imposizione di un cambio fisso fra monete di diversi Paesi avrebbe un senso se, e soltanto se, questi Paesi avessero intenzioni di fondersi fra loro e quindi formare un unico Stato.

Ebbene, allora chiediamoci, questi 19 Stati che hanno adottato questo sistema di cambi fissi chiamato euro, hanno intenzione di fondersi assieme e formare un unico Stato?

Anche questa domanda ha una risposta scontata, ed è NO! O perlomeno, al momento è NO!

Troppe le differenze fra i diversi Stati, differenze economiche, culturali, sociali. Ammucchiare Stati differenti, non è mai risultata una soluzione, ce lo dice anche la Storia. Ed abbiamo un esempio eclatante in tal senso, e sufficientemente recente per ricordarcelo tutti: la Federazione Jugoslava, finita come tutti sappiamo.

Quindi dopo aver stabilito l’assurdità del progetto europeo, non ci resta, constatandone l’infondatezza, di tornare alle diverse monete nazionali che tra l’altro avevano permesso ad una Europa, perlomeno a quella occidentale, uscita in macerie al termine della Seconda guerra mondiale, una ripresa economica, sociale e culturale e quindi un benessere per i suoi cittadini, che non ha eguali nel mondo.  

Quindi cari ascoltatori, la ricetta è semplice, scontata, banale, dobbiamo tornare alle monete nazionali.