Alle 13 è iniziato l’Eurogruppo ovvero  la riunione dei ministri delle Finanze dei Paesi della zona euro e alle 18 l'Eurosummit che invece vedrà impegnati i capi di Stato e di governo dei 19 Paesi dell’eurozona.

Nuove proposte o vecchie speranze?

In entrambi si dovrà discutere della nuova proposta avanzata da Tsipras ai creditori e che, secondo le richieste di Francia e Berlino, dovrà contenere condizioni credibili e concrete.   In questa occasione si vedrà il debutto di Euclidis Tsakalotos, nuovo ministro delle Finanze, dopo le dimissioni di Varoufakis, che in molti indicavano come la prima pietra d’inciampo in tutta la serie di trattative più volte interrotte. 

Debito o no, Atene parte subito all’attacco e chiede, o per meglio dire chiederebbe, 7 miliardi entro 48 ore per riuscire a tamponare le emergenze più impellenti e riuscire a far riaprire le banche entro la prossima settimana visto che, con ogni probabilità, la chiusura degli sportelli continuerà fino a giovedì. 

Una richiesta che conferma una strategia in stile “tutto per tutto” da parte di chi sta assumendo la consapevolezza che, dopo aver giocato d’azzardo, adesso deve riuscire a portare a casa quanto finora ottenuto. 

Il referendum

Appunto: cosa avrebbe ottenuto il premier greco e con lui il popolo intero? Il referendum si sta trasformando in un possibile nulla di fatto sia per la velocità con la quale è stato chiesto, che non ha permesso di organizzare per bene nemmeno i termini della domanda, sia per i termini stessi che sono stati oggetto della domanda. Infatti stando a quanto dichiarato da Jean Claude Juncker alla seduta plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, i greci avrebbero detto no a qualcosa che non era più tra le opzioni prese in considerazione durante le trattative e che i vari piani all’esame delle parti in causa erano talmente complessi da non potersi tradurre in tempi così brevi secondo termini accessibili ai non addetti ai lavori. In altre parole: il referendum non è servito a niente.