L’Europa prende tempo con la Grecia e fa l’unica cosa che è in grado di fare: rimandare. Alle calende greche, verrebbe da aggiungere...

Niente di interessante all'orizzonte

Questo il verdetto arrivato dall’Eurogruppo di ieri che ha preferito aggiornare la situazione al 24 maggio. Una scelta fatta nel disperato tentativo di non mettere troppa pressione sul Vecchio Continente e dare qualche ulteriore margine d’azione al governo Tsipras, l’unico in grado di poter assicurare, non si sa per quanto, l’iter parlamentare delle riforme volute da Bruxelles. Anche se la situazione è quanto mai incerta: le ultime infatti sono state approvate con una maggioranza di 153 voti contrari su un totale di 300, il che significa che in futuro basterebbero un paio di defezioni per bloccare tutto e, quindi, anche fermare i miliardi in arrivo dai creditori. Ma se i tagli da 3,6 miliardi necessari per dare fiducia alla Grecia almeno fino alla prossima tranche di aiuti (da ricordare che questa volta i vari stanziamenti sono subordinati all’approvazione delle riforme imposte dall’Europa) resta la corsa contro il tempo, quella che dovrà vedere prima di tutto alcune misure sul controllo dei crediti deteriorati e la gestione delle privatizzazioni e poi le procedure di controllo e approvazione da parte dei tecnocrati della Troika, svolgersi e soprattutto concludersi prima che le casse del governo ellenico segnino il rosso. Anche se in realtà è da tempo che si trovano in zona Cesarini.

I nodi da sciogliere