Se c’è una cosa che sui mercati non cambia mai, qualunque cosa succeda, è la perenne rincorsa dei mercati europei ad imitare Wall Street. Lo fanno come possono, sapendo che comunque non avranno mai il dinamismo americano e non possono che collezionare nel tempo distacchi sempre più evidenti in termini di performance. Per averne un’idea, se nel 2008 Eurostoxx50 valeva quasi il triplo di SP500, nel 2011 valeva solo più il doppio ed in questi giorni hanno valori molto simili. Ieri SP500  ha superato il valore di Eurostoxx50.

In ogni caso la direzione (oggi si sale, oggi si scende) la dà sempre, invariabilmente, Wall Street.

Poi c’è il fatto che spesso in USA alle mani forti piace prendere in giro gli europei, per cui i movimenti frequentemente originano un attimo prima o un attimo dopo la chiusura dei mercati della vecchia Europa. Che il giorno seguente si trova costretta ad inseguire con aperture in gap mozzafiato che fanno disperare i trader multiday, perché fanno scattare gli stop loss di chi è dalla parte sbagliata. Quando poi in mezzo ci sono le festività il fenomeno può diventare ancor più drammatico, perché i mercati europei devono recuperare non più soltanto la mezza giornata che Wall Street ha vissuto senza di loro, per colpa del fuso orario, ma un giorno e mezzo di ritardo.

Questo è quanto è successo per colpa della festività del Primo Maggio, celebrata in Europa e parte dell’Asia con mercati chiusi, mentre in USA il lavoro si è festeggiato lavorando.

Per cui, siccome dal momento in cui i mercati europei hanno chiuso giovedì 30 aprile, SP500 si è fatto una discesa solitaria da 2.915 punti a 2.832 di venerdì sera (-2,8%) ieri i mercati europei si sono svegliato con l’impellenza di perdere almeno quel che aveva perso Wall Street. Anzi, un pochino di più. Del resto se vogliamo continuare ad essere più deboli di Wall Street occorre salire di meno quando si sale e scendere di più quando si scende.

E così ecco una giornata passata tutta ampiamente sott’acqua per gli indici europei e, grazie alla prima fase un po’ incerta della seduta di Wall Street, che ieri ha stazionato vicino ai 2.800 punti fino alla chiusura dei mercati europei, un risultato finale su Eurostoxx50 da -3,81%, il Dax tedesco che ha fatto -3,64% e il nostro Ftse-Mib -3,70%. Poi, come spesso succede (troppo spesso per essere casuale!), Wall Street ha deciso di rimbalzare, ma ormai gli indici europei avevano abbassato la saracinesca. Il risultato sarà che oggi si vedrà un gap rialzista ad inseguire Wall Street, questa volta al rialzo.

Non che in USA abbiano risolto tutte le ansie che hanno provocato la secca correzione a cavallo del cambio di mese. Il rimbalzo è stato poco più che simbolico (+0,43%) rispetto alle perdite delle due sedute precedenti messe insieme (-3,70%). Però è un fatto che, come il livello di ritracciamento di Fibonacci del 61,8% è stato una resistenza impossibile da superare, ora il livello del 50%, su cui ieri l’indice ha rimbalzato, pare essere diventato solido supporto, almeno in grado di produrre una lateralizzazione del movimento per qualche giorno tra quei due livelli (2.800 e 2.950).

Per vedere un movimento impulsivo di vasta portata occorre attendere ancora qualche giorno, per osservare la piega che prenderà il nuovo capitolo della guerra commerciale USA-Cina, dopo che l’Amministrazione USA ha ufficialmente riaperto le ostilità con le pesanti accuse ai cinesi di aver lasciato scappare il coronavirus dai laboratori di Wuhan, aver taciuto per mesi al mondo la sua presenza ed aver fatto incetta di apparecchiature sanitarie nel silenzio.

L’accusa è forte ed il rapporto che la dimostrerebbe non è stato ancora pubblicato. La Cina ha sfidato Trump a divulgarlo. A me sembra un tentativo abbastanza rozzo del Presidente-candidato USA di scaricare la colpa su altri, ora che gli americani hanno capito che il virus non è un semplice raffreddore, come pensava Trump, che ha minimizzato molto più dei cinesi, e che il sistema sanitario USA si è fatto trovare clamorosamente impreparato, nonostante la prima vittima ufficiale in Cina risalga all’11 gennaio e fin da metà febbraio ci fossero già casi segnalati in Europa.

In ogni caso il rischio di avvitamento non è lieve, dato che anche Biden, il suo avversario, sembra intenzionato a cavalcare l’ostilità verso i cinesi in campagna elettorale. Per ora i vari ministri di Trump minacciano di stracciare il “magnifico accordo” di tregua commerciale del 15 gennaio (quando il virus ufficialmente esisteva già).

La riapertura delle ostilità commerciali pone un ulteriore bastone tra le ruote dei mercati nel loro impegno di recupero, dopo le trimestrali della scorsa settimana, che non hanno entusiasmato, le fosche previsioni di Warren Buffet, il mito di Wall Street che in questo terremoto ha perso 50 miliardi, e che vede abbastanza grigio per il futuro dell’economia USA e di Wall Street, e prima dei terrificanti dati che venerdì arriveranno a fotografare la situazione del mercato del lavoro USA.

Le previsioni parlano di un saldo dell’occupazione non agricola di -21 milioni, una valanga distruttrice di posti di lavoro che fa impallidire il già brutto ammontare di 701.000 posti di lavoro distrutti in marzo. Il tasso di disoccupazione dovrebbe passare dal 4,4% al 16% in un solo mese. Cose mai viste, che forse vedremo. E chissà se l’ottimismo che gli investitori hanno mostrato in Aprile, che ora appare un po’ offuscato, riuscirà a sopportare la botta. 

A quelli che mi risponderebbero che ormai è attesa, ricordo che anche una martellata sulle dita potrebbe essere attesa, ma non per questo diventa indolore.