Azad Zangana, Senior European Economist and Strategist e Piya Sachdeva, Economist di Schroders, spiegano che le difficoltà economiche del Giappone nei primi anni ’90 hanno reso “Giapponesizzazione” un termine ampiamente usato nel lessico finanziario, per descrivere le economie che sembrano aver intrapreso lo stesso percorso del Giappone. Un sentiero che nessun Paese vuole seguire.

Dalla bolla speculativa del 1991, l’economia giapponese ha attraversato decenni di stagnazione. L’unica tregua è stata un breve boom che ha preceduto la crisi finanziaria globale. Di recente, molti osservatori hanno comparato l’Europa al Giappone, indicando la mancanza di crescita, le tendenze deflazionistiche e i tassi di interesse negativi come prove del fatto che la giapponesizzazione dell’Europa sia inevitabile.

Azad Zangana e Piya Sachdeva si sono chiesti se questa comparazione fosse sensata e per trovare una risposta hanno esplorato le cause e le conseguenti esperienze del Giappone negli anni ’90. Azad Zangana e Piya Sachdeva le hanno poi confrontate con la situazione attuale nei quattro maggiori Paesi dell’UE: Germania, Francia, Spagna e Italia. Ecco alcune delle somiglianze e differenze che Azad Zangana e Piya Sachdeva hanno individuato tra Giappone ed Europa:

1. Driver di crescita

Esistono grandi differenze tra la composizione della crescita del Giappone dopo la bolla del 1991 e quella dell’Europa in seguito alla crisi finanziaria globale e del debito sovrano europeo. Il Giappone ha visto perdite molto più ampie a livello di investimenti delle aziende, il che ha avuto un impatto negativo sulla produttività nel lungo periodo. In Europa gli investimenti hanno visto un calo più contenuto – hanno perso circa la metà – e da allora si sono ripresi.