Italiani in fibrillazione. La fase 2 non è lontana: quello che dovrebbe essere il piano per una graduale uscita dalla quarantena è già sul tavolo del governo e dopo oltre un mese di isolamento, a partire dal 4 maggio, potrebbero ripartire attività che coinvolgono, nel nostro paese, fino a sei milioni di persone. La verità è che per il momento si sa poco. E alla confusione sulla scelta dei settori da riavviare si aggiunge la rabbia delle famiglie italiane, perché le scuole, al momento chiuse, non rientrano nel piano della fase 2. Più in generale chi preme per tornare ad avvicinarsi alla normalità pre-coronavirus sono le regioni del nord.

In particolare Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, ha già fatto richiesta a Palazzo Chigi per un via libera nel rispetto delle cosiddette "Quattro D": distanza, con un metro di sicurezza minimo tra le persone; dispositivi, ovverosia obbligo di mascherine; digitalizzazione, e quindi smart working ove possibile; infine diagnosi, con i test sierologici al via. 

Fase 2, quanta confusione tra scuole chiuse e smart working

Scendendo nel dettaglio, tuttavia, è chiaro che i lavori a Palazzo Chigi proseguano a rilento. Facendo qualche esempio: per garantire la distanza sui mezzi pubblici ed evitare gli assembramenti sarà necessario potenziare le corse, ma con quali soldi?

Il ritorno al lavoro inoltre prevede una produzione massiccia di mascherine, la stima è di 300 milioni al mese. Al vaglio delle autorità anche turni spalmati sui sette giorni mentre molte famiglie lamentano il fatto che le scuole resteranno chiuse fino a settembre, con il problema dei bambini da mantenere a fronte del probabile ritorno in ufficio dei genitori.

Infine, è polemica per la sperimentazione delle geolocalizzazioni con blutooth per seguire gli spostamenti dei “positivi”, applicazione già avviata in alcune regioni ma che però rischia di compromettere la privacy di ogni cittadino, anche se l’Ue garantisce anonimato e volontarietà. Ma come si stanno preparando gli altri paesi europei?

Lunedì al via la fase 2 in Germania che punta sulla scuola

Tanto per cominciare, e al contrario dell'Italia, qui non c'è nessun allarme mascherine, in abbondanza quelle generiche e forse proprio per questo, per la prima volta, il governo ha invitato il popolo tedesco "con urgenza" a indossarle almeno sui mezzi pubblici e al supermercato.

Una fase 1, in Germania, in realtà non c’è mai stata. Le imprese hanno potuto decidere se chiudere o meno mentre le grandi aziende di auto hanno ridotto l’orario dei dipendenti, pagandoli il 60%. Anche gli asili nido sono rimasti operativi.

Già da lunedì riapriranno i piccoli esercizi come le librerie, ma anche le concessionarie di auto e i negozi di biciclette, il cui utilizzo è molto incentivato dal governo, in linea con le politiche verdi dei paesi del nord. Il 4 maggio, data della scadenza del lockdown in Italia -ma ancora senza alcuna garanzia sull'eventuale ripresa delle attività- sarà la volta delle scuole.

Dall'11 maggio fase 2 anche in Francia e Spagna 

Una settimana di quarantena in più rispetto all’Italia, ma con la certezza di avviare l’11 maggio la lenta e graduale uscita dalla quarantena. Come la Germania, ma non come il nostro paese, la Francia mette davanti a tutte le attività la ripresa della scuola ma già si calcola il numero delle persone che potrebbero rimanere in quarantena ancora a lungo: potrebbero essere diciotto milioni di francesi, tra gli over 70 e gli affetti di malattie importanti. Anche la Spagna ha fissato l'11 maggio per ripartire. Ma la parola d’ordine stavolta è distanza di sicurezza: almeno due metri, altrimenti dispositivi di protezione e mascherine obbligatorie (di cui però c’è forte carenza). Una misura che potrebbe essere prolungata per tutto il 2021. 

Gran Bretagna in ritardo, si scommette sullo smart working

Lockdown in ritardo, ripresa in ritardo. Altre tre settimane di quarantena previste per la Gran Bretagna. Se e quando ci sarà la fase 2 non è ancora dato saperlo ma come per la Germania, la fase 1 è decisamente soft: le scuole, a cui verrà data la priorità, sono rimaste aperte per accogliere i figli delle famiglie al lavoro. La ripresa delle lezioni sembra il focus principale, ma anche lo smart working.

Occhio ai lavori per la Brexit: il governo preme a che l'uscita dall'Ue avvenga il 31 dicembre, con o senza accordo sul commercio con l'Unione Europea.