Stefan Kreuzkamp, CIO (Chief Investment Officer) di DWS, ritiene che domani la Fed non toccherà i tassi di interesse. Ma potrebbe preparare il terreno per un taglio dei tassi nel prossimo futuro. Non tanto per l'attuale clima economico, ma piuttosto per le pressioni esterne ed interne che stanno influenzando la Fed.

Sotto il profilo del doppio mandato della Fed - piena occupazione e stabilità dei prezzi – al momento non c'è bisogno che la Fed agisca sul primo obiettivo. Il tasso di disoccupazione è attualmente al minimo storico del 3,6%. Infatti, le aziende continuano ad avere problemi a coprire i posti di lavoro. E di recente sono stati nuovamente creati posti di lavoro temporanei, che spesso sono un indicatore di riferimento. I “Purchasing Managers Index" sono leggermente diminuiti, ma anche in questo caso la componente occupazione resta espansiva.

In termini di stabilità dei prezzi c'è una discrepanza tra dati attuali e aspettative - spiega Stefan Kreuzkamp -. Quest'anno l'inflazione negli Stati Uniti sembra essere un po' più debole, ma il tasso di inflazione di fondo oscilla ormai da tre anni tra l'1,7 e il 2,3%. Detto questo, negli ultimi due mesi le aspettative di inflazione sono diminuite di quasi metà punto percentuale. Esse tendono a seguire i prezzi del petrolio, che nello stesso periodo hanno perso circa il 20%. L'andamento del prezzo del petrolio diventa davvero significativo per la Fed solo quando ha un impatto sul prezzo secondario.

Un altro effetto secondario che potrebbe essere ancora più importante è la reazione dei mercati obbligazionari. Nelle ultime settimane hanno inviato chiari segnali, soprattutto sul mercato dei Fed Fund futures. Si sta prezzando tra i due e tre tagli dei tassi entro la fine dell'anno.