La decisione della Fed di ridurre i tassi di 25 punti base, che segnala comunque una disponibilità a tagli ulteriori, è un passo positivo, ma potrebbe anche essere un’occasione mancata. Nick Wall, co-gestore del fondo Merian Strategic Absolute Return Bond Fund, Merian Global Investors, crede che la Fed avrebbe dovuto spingersi oltre e ridurre i tassi di 50 punti base, al fine di indebolire il dollaro, aumentare le aspettative di inflazione e rendere più ripida la curva dei rendimenti dei Treasury.

La sovraperformance economica degli USA, favorita dallo stimolo implementato dal Presidente Trump e dalla politica monetaria in controtendenza rispetto agli altri Paesi ha portato ad un dollaro eccezionalmente forte: ciò ha ostacolato la crescita nel resto del mondo, data la grande quantità di debito in valuta forte - spiega Nick Wall -. Sommandosi alla disruption delle catene del valore globali causata dai dazi, questo consistente indebitamento in dollari ha frenato il capex e fatto finire in recessione il settore manifatturiero a livello globale. Le interconnessioni globali attraverso le società multinazionali e i mercati finanziari fanno sì che questo fenomeno trasmetta anche agli Stati Uniti, e l’azione della Fed sarebbe l’antidoto naturale. Come ha affermato il Presidente della Fed di New York John Williams, ‘quando si ha solo una quantità limitata di stimolo a disposizione, conviene agire rapidamente abbassando i tassi al primo segnale di vulnerabilità economica’.

Tagliando i tassi a piccoli passi, la Fed rischia che il dollaro si rafforzi ulteriormente, provocando una stretta delle condizioni finanziarie e rendendo irrilevante il tasso di interesse più basso. La timidezza è la strada che porta ai tassi di interesse a zero.