Dicembre prosegue all'insegna di un forte nervosismo per i mercati azionari internazionali, come dimostrato dall'andamento delle ultime ore. Dopo il recupero messo a segno ieri dalle Borse europee e il tentativo compiuto nella stessa direzione da Wall Street, a due ore dalla chiusura degli scambi si è avuto un netto cambio di rotta sull'opposta sponda dell'Atlantico.

I tre indici principali a stelle e strisce hanno archiviato gli scambi in netto calo ieri, a molta distanza dai massimi intraday, contagiando anche le Borse asiatiche e di conseguenza quelle europee oggi.

La Fed alza i tassi: le mosse attese nel 2019 e nel 2020

La miccia questa volta è partita dalla Fed che ieri, al termine del meeting di politica monetaria, ignorando i moniti del presidente Trump, ha deciso di alzare nuovamente i tassi di interesse dello 0,25%, portando al 2,25-2,5%.

Quella di ieri è stata la quarta stretta del 2018 e la nona da dicembre 2015, e se la stessa era in buona parte attesa dal mercato, non era stata del tutto scontata.

A pesare però sui mercati sono state le indicazioni seguite all'annuncio ufficiale sui tassi di interesse. La Fed prevede ora altri due incremento nel 2019, invece dei 3 previsti in precedenza, e uno solo nel 2020.

La previsione è che i tassi si attesteranno ad un valore mediano del 2,9% alla fine del prossimo anno, rispetto al 3,1% indicato a settembre scorso, per poi salire al 3,1% a fine 2020, contro il 3,4% di giugno, e rimanere al 3,1% alla fine del 2021.

Riviste le stime su PIL e inflazione

Da segnalare che la Banca Centrale americana ha rivisto al ribasso le stime sul PIL dal 3,1% al 3% per quest'anno e dal 2,5% al 2,3% per il prossimo, a fronte però di un miglioramento dell'outlook di lungo termine dall'1,8% all'1,9%.
Ritoccate anche le previsioni sull'inflazione dal 2,1% all'1,9% per il 2018 e dal 2% all'1,9% per il 2019.