Come in tutti i paesi, ci sono restrizioni alla crescita economica e queste sono prevalentemente legate alle infrastrutture. Il Paese sarebbe maggiormente avvantaggiato se esistessero più strade, reti ferroviarie e così via. Il presidente entrante, Rodrigo Duterte, ha promesso di aumentare gli investimenti nel settore infrastrutture, passando dal 3,3% al 5% del PIL.

La politica gioca a favore

La politica è sempre un elemento di rischio nei mercati emergenti - spiega Jason Pidcock -. In linea di massima, la situazione politica delle Filippine sembra favorevole e sembra probabile che sarà un fattore positivo. Il presidente Duterte parla liberamente, in certe occasioni anche troppo, ma ritengo che sarà un bene per l’economia e quindi per il mercato azionario. Vuole ridurre la corruzione, ha alcuni modi leggermente poco ortodossi di farlo, ma l’obiettivo è lodevole; c’è un sentimento positivo nel paese, in generale, i filippini sono ottimisti. E il fatto che lui abbia vinto in modo così netto le elezioni è un fatto positivo, non c’è stata contestazione dell’esito elettorale e anche questo è positivo.

Tutto ciò significa, a mio avviso, che c’è un ambiente dove la crescita economica e, in particolare, la crescita dei consumi interni saranno forti. Le Filippine stanno cercando di recuperare per arrivare al livello degli altri Paesi e penso che questo continuerà per un po’ di tempo. In termini economici, è probabile che supererà la Tailandia nel PIL pro capite nei prossimi 15-20 anni. Non vedo ragioni per le quali ciò non dovrebbe succedere.