Niente da fare, per le imprese italiane non c'è proprio pace. I finanziamenti garantiti dallo Stato proprio non arrivano: due mesi fa veniva pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Liquidità. Sono state fatte una miriade di promesse, si è cercato di snellire l'iter per ottenere i finanziamenti. Ma alla fine i soldi alle aziende non sono arrivati. Confprofessioni, per cercare di capire lo stato delle cose, ha portato a termine un'indagine tra gli studi professionali, per cercare di capire quale possa essere la reale efficacia del Decreto.

Ricordiamo, infatti, che sono proprio i professionisti a lavorare a stretto contatto con le piccole e medie imprese: hanno quindi la possibilità di capire se il Decreto che prevede finanziamenti fino a 25mila euro garantiti al 100% dallo Stato abbiano avuto una vera e propria efficacia. O se sono rimasti fermi al palo. Per quanto riguarda i prestiti fino a 800mila euro è necessario richiedere una valutazione e la garanzia dello Stato arriva fino al 90%. 

Finanziamenti alle imprese: non arrivano i soldi

In realtà al momento cosa starebbe accadendo? Questi famosi fiinanziamenti starebbero arrivando? Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni, spiega che la ricerca che hanno condotto mette in evidenza alcune criticità del sistema bancario italiano, che avrebbe mostrato una certa riluttanza nell'applicare le misure contenute all'interno del Decreto Liquidità. Per assurdo è stato disatteso lo stesso invito dell'Abi, che aveva sollecitato alla semplificazione e alla rapidità nell'erogazione dei prestiti e dei finanziamenti.

Il 95% delle imprese ha richiesto prestiti per fronteggiare l’emergenza da Covid -19 - afferma Stella -. Ma le banche traccheggiano, ritardando i tempi di erogazione, moltiplicando la documentazione da esibire fino a piazzare polizze assicurative agganciate alla concessione dei finanziamenti garantiti dallo Stato

Uno degli altri punti oscuri che emergono dall'indagine riguarda i tempi di erogazione dei finanziamenti, che si va po a sovrapporre aòòa richiesta di valutazioni del merito creditizio, che non sono contemplate all'interno del Decreto Liquidità.

Ma le sorprese non finiscono qui - continua Stella -  la quasi totalità degli imprenditori che ha richiesto un prestito ha dovuto, nonostante il lockdown, esibire ulteriori moduli e superare istruttorie , la presentazione di garanzie personali per la parte non coperta dalla garanzia statale . Risultato: dopo una trafila di 30-40 giorni, le imprese che sono riuscite ad attraversare il labirinto burocratico degli istituti di credito si contano sulle dita di una mano. A oggi sono esigue le erogazioni sotto i 25 mila euro, pochissime quelle sopra i 25 mila euro. Un dato che non meraviglia poiché alcuni istituti bancari hanno rifiutato l’accesso al credito per la “non convenienza dell’operazione.

Chi ha ricevuto i finanziamenti o i contributi più alti?

Su un calo di fatturato di 20 mila euro la differenza è di 3.000 euro. È la clamorosa distanza che separa gli imprenditori dai liberi professionisti nelle bozze del Decreto Rilancio, che introduce un contributo a fondo perduto per i soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo e titolari di partite Iva.

Dati alla mano, Confprofessioni ha calcolato che a fronte di un calo di fatturato di 20.000 euro il contributo a fondo perduto per artigiani e commercianti ammonta a 4.000 euro, mentre per gli iscritti alle Casse professionali e per i titolari di partita Iva iscritti alla gestione separata Inps l’indennità crolla a 1.000 euro. E più aumenta il calo dei fatturati, più si divarica la forbice.

Se il testo in pubblicazione del decreto rilancio confermasse quanto contenuto nelle bozze, si assisterebbe a una grave discriminazione nei confronti dei professionisti. A parità di danno subito (misurato dal calo del fatturato), infatti, gli imprenditori potranno godere di ristori fino a 10 volte più alti di quelli dei liberi professionisti iscritti alle Casse - denuncia Gaetano Stella, sottolineando come i numeri, purtroppo, siano inequivocabili, dimostrando la scarsa attenzione per i professionisti di questo Paese. Abbiamo più volte espresso perplessità per la scelta di distribuire indennità e contributi a pioggia, quando ci sarebbe bisogno di concentrare le limitate risorse su interventi mirati, ma se si decide di procedere con la politica dei bonus e delle indennità, non è accettabile utilizzare, a parità di condizioni, due pesi e due misure. Qual è la differenza tra un imprenditore che per effetto del Covid-19 ha subito un calo di fatturato e un medico, un avvocato, un architetto che per lo stesso motivo hanno subito il medesimo calo?