Gli indici azionari hanno iniziato la settimana con un difficile compito: estendere ancora l’inerzia rialzista manifestata nella prima parte del corrente mese, che, come ho raccontato nel commento di ieri, ha tratto origine dal forte movimento di recupero attuato nel primo trimestre del 2019.

L’indice europeo Eurostoxx50 si è presentato ai nastri di partenza settimanali reduce da un filotto di ben 6 sedute positive consecutive (e 8 delle ultime 9). L’americano SP500 ne collezionava addirittura 7 e doveva tornare con la memoria al 27 marzo per ricordare una seduta conclusasi col segno negativo.

Un bagaglio di ottimismo evidentemente già piuttosto pieno, e difficile da ingrandire ulteriormente, in assenza di novità eclatanti e non già scontate.

Oltretutto in Asia era appena capitato che l’euforico gap rialzista, che sembrava caratterizzare ancora una volta la seduta degli indici cinesi, contagiando anche la borsa giapponese, aveva lasciato il passo ad una retromarcia abbastanza evidente, che aveva portato le due borse a chiudere in negativo.

Le perplessità hanno perciò preso il sopravvento e consigliato cautela agli investitori, stimolando qualche presa di beneficio che ha tenuto sott’acqua le borse europee per tutta la seduta. Le perdite finali non sono state rilevanti (Eurostoxx50 -0,27% e Dax tedesco -0,39%), ma sono bastate ad interrompere la serie positiva. Ha fatto eccezione, per il rotto della cuffia, il nostro Ftse-Mib (+0,06%). L’indice nostrano è stato sostenuto dal rialzo della scuderia Agnelli con i rialzi di Fiat, su cui si continuano a seminare rumor, e di Juventus, a cui gli avversari si sono da tempo inchinati. Ma anche dai titoli energetici, che hanno approfittato del rally del petrolio.