Il WTI Crude Oil ieri è stato infatti l’unico asset che ha destato ieri qualche emozione. Ha superato anche quota 64 dollari al barile, ed è tornato sui livelli di inizio gennaio 2018. Ora il grafico presenta abbondanti eccessi rialzisti, ma forse, se ci fosse, il grafico della tensione in Libia ne presenterebbe anche di più, e giustificherebbe l’accaparramento di questa risorsa energetica, a cui stiamo assistendo.

Qualche effetto positivo il petrolio lo ha avuto anche sull’indice principale americano. SP500 ha passato quasi tutta la seduta in negativo, ma con un balzo dell’ultima mezz’ora, è riuscito a mettere il naso fuori dall’acqua, segnando un rialzo finale minimo (+0,10%), ma sufficiente a portare il totalizzatore delle sedute positive consecutive a quota 8.

Per la seduta odierna non c’è molto da aspettarsi. E’ possibile una qualche sorta di correzione, che si spera sia composta. Un proseguimento laterale sarebbe la miglior cosa che potrebbe succedere. Permetterebbe di scaricare dolcemente gli eccessi e manterrebbe il motore caldo per una prossima nuova accelerazione. 

Del resto molte cose debbono succedere nei prossimi giorni. A parte l’evoluzione della questione libica, che, rappresentando un evento geopolitico, solitamente condiziona i mercati solo indirettamente, tramite il prezzo del petrolio, i prossimi giorni, tanto per cambiare, saranno caldi per la questione Brexit.

Oggi Theresa May andrà da Macron e Merkel (sempre più simili al gatto e la volpe) a pietire un rinvio al 30 giugno della scadenza per l’uscita prevista dall’art. 50 del trattato UE, che originariamente era fissata al 29 marzo e recentemente è già stata prorogata al 22 maggio. May vuole la proroga della proroga, nella speranza di trovare nel frattempo un accordo con i laburisti (e con la UE) per “migliorare” l’attuale piano che in Parlamento è stato bocciato ripetutamente. Al momento però nessun accordo è stato trovato con i laburisti, anche se le trattative proseguono. Ma il tempo stringe sempre più. Venerdì si svolgerà il Consiglio d’Europa straordinario dei 28 capi di stato e di governo UE (parteciperà anche May), che dovrebbe decidere all’unanimità dei restanti 27 la proroga ulteriore da concedere alla Gran Bretagna per uscire dalla UE. Oppure sancire che nessuna proroga venga concessa, decretando di fatto la “No Deal Brexit”. Il fatto che la May incontri prima degli altri il baldanzoso francese e la vecchia zia tedesca, è per preparare il terreno ed evitare sgradite sorprese. Del resto questo incontro la dice lunga su chi comanda in Europa e sancisce, se ancora ci fosse bisogno di dimostrarlo, l’allontanamento ulteriore del nostro paese dalla stanza dei bottoni europea.