La sforbiciata di Fitch è forte: il taglio sulle proiezioni di crescita del Pil Usa ha visto a luglio un outlook dell’1,8% ridottosi poi al +1,4%.

I motivi del pessimismo

Movimenti populistici, incertezze sui destini politici e frenate agli investimenti privati sono i motivi principali che hanno portato Fitch a dissentire da un ottimismo per certi versi troppo azzardato da tempo propagandato dalla Federal Reserve la quale, però, a conferma di tale ottimismo non riesce a portare fatti concreti come l’aumento dei tassi di interesse. Insomma un quadro che vede un’economia statica, ferma nonostante le misure di stimolo delle banche centrai a livello mondiale, misure che,a quanto pare, hanno perso ogni possibile forza, in particolare nelle aree delle economie più mature.   

Le paure nascono dalle possibili derive protezionistiche le cui prime minacce si intravedono nella volontà di Donald Trump, candidato repubblicano, di alzare i dazi verso la importazioni cinesi e rivedere gli accordi commerciali internazionali. Una strategia che favorirebbe una frammentarietà che a sua volta si inizia a intravedere anche nel Vecchio Continente ma, questa volta, per questioni politiche.

Dagli Usa all'Europa

Alle divisioni interne dettate per lo più dal problema degli immigrati, si associano, al di là dell’esplicita volontà della Gran Bretagna di uscire dall’Unione, anche le diffidenze dettate dalla questione della tempesta bancaria con la Germania che, per anni, ha predicato lo stop agli aiuti di stato sulle banche ed ora si trova a gestire il problema direttamente in casa propria con la questione Deutsche Banke  quella Commerzbank.